Le ragazze che desiderano contattare le Carmelitane di Cerreto di Sorano per chiedere informazioni sulla vocazione religiosa o per chiedere di poter fare un'esperienza vocazionale, possono scrivere al seguente indirizzo: carmelitane@gmail.com

martedì 15 aprile 2014

Carmelo "Janua Coeli"

Sono un semplice fedele laico, tuttavia ho grande stima per gli ordini religiosi. La vita consacrata è davvero meravigliosa, purché sia vissuta in maniera profonda e fervorosa come è praticata dalle Monache Carmelitane di Cerreto di Sorano (Grosseto). Il loro monastero è situato in una zona tranquilla e isolata della splendida campagna toscana.  In un luogo così bello e sereno è davvero facile raccogliersi interiormente e riflettere sul vero senso della vita, il quale consiste nel conoscere, amare e servire il Signore, in attesa di unirsi eternamente con Lui nella Patria Celeste. Tutto ciò che nella vita non tende a questo scopo supremo, è vanità delle vanità.

Le Carmelitane di Cerreto sono fedeli al Magistero dei Sommi Pontefici, inoltre ci tengono molto che la Sacra Liturgia venga celebrata con devozione e sacralità. A tal proposito amano molto utilizzare i melodiosi ed intramontabili canti gregoriani, i quali sono un potente strumento per innalzare l'animo a Dio. Nel loro monastero regna il silenzio, senza del quale sarebbe difficile vivere continuamente alla presenza del Signore, cioè col cuore rivolto a Dio. Apprezzo molto il fatto che utilizzano con modestia e devozione l'abito religioso. Non se lo tolgono mai, nemmeno quando fanno lavori pesanti, come ad esempio i lavori nell'orto.  Tra i vari aspetti interessanti è da notare che hanno conservato anche la bella consuetudine di affidare a ogni suora un nome religioso diverso dal nome civile.

Il monastero dispone anche di una foresteria nella quale possono essere accolte, al massimo per 4 giorni, delle persone desiderose di trascorrere un periodo di raccoglimento, meditazione e preghiera.  Non c'è un costo fisso da pagare (come avviene invece negli alberghi), ma si lascia un'offerta libera in chiesa. Le suore si sostengono grazie alla Provvidenza che suscita i benefattori ad aiutare con generosità queste claustrali. Inoltre per il proprio sostentamento le monache realizzano icone sacre, restaurano calici antichi e producono gustose e genuine marmellate. 

Le ragazze che desiderano fare un'esperienza vocazionale, possono contattare le monache scrivendo all'indirizzo: carmelitane@gmail.com

È possibile giungere al monastero anche col treno, scendendo alla stazione di Orvieto, dove un'oblata verrà a prendervi in macchina. Se vi sentite attrarre da Gesù buono alla vita monastica, vi consiglio di fare un'esperienza di vita religiosa tra le Carmelitane di Cerreto. Che grande grazia poter diventare vera sposa di Cristo in un monastero fervoroso e osservante!








lunedì 7 aprile 2014

Buone notizie!

Comunico con grande gioia che il 19 marzo Giuditta ha iniziato il Noviziato e il 24 maggio Licia farà la professione temporanea presso il monastero Janua Coeli di Cerreto di Sorano (Grosseto).

Grazie a Dio le vocazioni religiose ci sono ancora, ma bisogna pregare affinché aumentino ancora di più. Infatti, più monasteri ci sono e meglio è per la società.

venerdì 17 gennaio 2014

Cercare Dio

Dal monastero Janua Coeli

Fissiamo lo sguardo in alto, perso nel cielo possiamo ancora ammirare la stella che porta a Gesù. A volte ci capita di confrontarci con la presenza del buio nel nostro cielo interiore. Sono i gli attimi nei quali con difficoltà solleviamo lo sguardo, e reclinata la testa continuiamo a guardare noi stesse. La stella, nella sua luce riflessa rimane là, la sensazione è di averla smarrita. Mentre se la rintracciamo seguendola con la "passione" di chi sa di trovare un tesoro, rischiamo di sovrapporre luce a luce oppure di non comprendere chi indichi realmente. Sono gli attimi in cui con facilità diamo interpretazioni scontate, a buon mercato, abbaccinati dal primo chiarore senza percepire qual'è la vera fonte. Il nostro modo di decifrare la realtà prende il sopravvento, è il modo "scontato" di chi vuole arrivare troppo in fretta alla conclusione, di chi pensa di avere una soluzione per ogni cosa e non rispetta il tempo opportuno. Non possono esserci delle categorie dove rinchiudere il cielo e la terra!. La stella rimane là, in alto nella sua luminosità, ma il tetto sopra di noi non ci consente di ammirarla e di riconoscerla come indicatore di verità. Potrebbe non smarrire mai la stella chi ha il pensiero sgombro e nella libertà riesce a oltrepassare ogni lastrico, riuscirà a percepire questo astro che brilla nel suo cuore, purché riconosca la vocazione ad essere donna del sentiero, che scopre in se la vocazione a percorrere la strada della preghiera, poco visibile, non battute, impervie, portatrice solo di una grande Gioia! Questa è la vera vocazione che accomuna tutti i cercatori di Dio! Se vuoi trascorrere qualche giorno in preghiera presso il carmelo Janua Coeli puoi scrivere a carmelitane@gmail.com

domenica 15 dicembre 2013

Il cuore innalzalo a Dio!


Dal Monastero Janua Coeli  


"Fissa gli occhi nel cuore e il cuore innalzalo a Dio" (s. Teresa Margherita del Cuore di Gesù )

Come si può pretendere di andare verso una vetta, senza lasciare la propria casa? E non si tratta di un lasciare le mura di un edificio quanto le radici di se stessi. C'è un segreto che permette di salire senza lo strazio del distacco? Cosa significa in realtà distaccarsi, lasciare? Non è forse una conseguenza dell'essere attratti? Il monte è lì, fasciato di silenzio nella sua immobilità, come in attesa dei tuoi passi... E tu non sai cosa fare, se andare o restare. Dietro di te le cose di sempre, le mille faccende della tua vita. Davanti l'incognita del domani. Ti fermi. Pensi. Sei un po' titubante. Se torni indietro, perderai qualcosa di grande. Se vai avanti, sarai costretto a lasciare la presa di ciò che ti dà sicurezza. Lasciare per trovare, o restare perdendo? La saggezza dello Spirito nascosta in te ti suggerisce: "Fissa gli occhi nel cuore e poi innalza il cuore a Dio". Se fisserai lo sguardo in ciò che veramente ti appartiene: il tuo cuore, scoprirai di avere tutto con te e che in realtà non lasci niente. Porti in cuore la tua storia, le persone che ami, la memoria di tutto ciò che sei, i legami più dolorosi e quelli più significativi, la vita che hai vissuto e la nostalgia di ciò che non hai colto al volo. Cosa lasci allora? la sensazione del già posseduto, la sicurezza del già dato, il tepore del poco ma garantito... Lasciare, parola che taglia per liberare se ti senti un uccello in gabbia a cui manca il cielo, parola che sfrangia per separare se ti senti un gattino avvoltolato nel suo morbido pelo a cui basta se stesso per riposare. Fissa gli occhi nel cuore! E il cuore innalzalo a Dio! Non voltarti indietro, sali... gli orizzonti che lasci ti attendono in alto, nel vortice della vita che ti porta verso nuove conquiste...

chi vuole avere un colloquio con una sorella del monastero può scrivere a carmelitane@gmail.com

domenica 6 ottobre 2013

Il cuore può trovare pace solo in Dio

Dal Carmelo "Janua Coeli" di Cerreto di Sorano (Toscana). 

Noi scegliamo tutto: “I nostri cuori sono senza riposo” scriveva sant’Agostino, e questa verità rimane fondamentale nella condizione umana. L’inquietudine umana, l’umano desiderio, la brama umana - nessuno di questi potrà mai essere definitivamente e pienamente soddisfatto. Il bambino inizia da piccolo ad esplorare l’ambiente che lo circonda con un’espressione di umana inquietudine; il viaggio di chi lascia per andare è animato dallo stesso desiderio. Noi siamo veramente pellegrini. Noi uomini non abbiamo mai abbastanza perché, dice s. Teresa di Lisieux, noi scegliamo tutto. E non avremo riposo finché non lo otterremo. Questa fame nel cuore umano dice che noi siamo fatti per cercare e ricercare, per bramare e desiderare ardentemente, finché il cuore trovi finalmente qualcosa o qualcuno che soddisfi la profondità del suo desiderio, finché il cuore trovi il nutrimento sufficiente per la sua fame. Noi chiamiamo questo cibo, questo appagamento, questa meta dell’umano desiderio: Dio. “Volevo vivere” , scriveva s. Teresa d’Avila, “ma non avevo nessuno che mi desse la vita…”. Nominandola o no, ogni essere umano vive questa ricerca. Man mano che il tempo passa il desiderio può essere camuffato, la fame temporaneamente soddisfatta, la brama soffocata, distratta, indebolita. Ma c’è e emergerà in una forma o in un’altra. Diamo nome a questa fame, parole al desiderio, e .pone la fine del viaggio in Dio. Il cuore umano avrà sempre bisogno di chiarificare i suoi desideri. Non possiamo soddisfare la nostra fame ma possiamo aiutare a trovare le parole per essa e sapere dove essa ci porta. Noi possiamo e dobbiamo farlo, nell’arte, nella poesia e nel canto, nel consigliare e nell’insegnare, o semplicemente ascoltando e comprendendo. E se le nostre parole fallissero, comunque avrebbero aiutato noi e le persone accanto a noi a capire che cosa è il desiderio. Un serio problema nella spiritualità oggi è l’ingenuità circa il desiderio o l’energia che ci guida. Il nostro Dio dona il desiderio spirituale, che si può esprimere in molti modi, inclusa l’energia creativa, erotica; è pericoloso per noi non orientarla attentamente. Noi siamo ingenui circa questo desiderio profondo dentro di noi e non siamo vigili ai suoi rischi. Se non c’è rispetto verso questa energia e i modi di accedervi e custodirne il contenuto, gran parte degli adulti vacillano nell’alienazione da questo ardore e spesso vivono nella depressione, oppure si lasciano consumare da esso e vivono in uno stato di passività. La depressione in tal senso è data dall’incapacità di cogliere la gioia innocente della vita, di sentire la vera gioia. La passività si riferisce alla nostra tendenza, ai tempi, a identificare con questo ardore, qualcosa di magico. “…Siamo generalmente così pieni di noi stessi che siamo una minaccia per le nostre famiglie, per i nostri amici, per le nostre comunità, per noi stessi”. Incapaci di usare questa energia, noi ci sentiamo morti dentro oppure siamo iper-attivi e senza pace.“La spiritualità è quindi trovare il giusto modo, le discipline, con cui accedere a questa energia e contenerla.

lunedì 19 agosto 2013

Intervista a una carmelitana

Ho fatto alcune domande sulla vita religiosa a una monaca del Carmelo "Janua Coeli" di Cerreto di Sorano (Grosseto), la quale ha accettato gentilmente di rispondere.

- In cosa consiste la spiritualità Carmelitana? 

- La spiritualità Carmelitana ruota attorno alla presenza di Gesù e l'efficacia della sua parola. Noi ne siamo semplicemente raggiunte, basta lasciarsi afferrare... diventa vita solo ciò che afferra il cuore, si radica in esso, nel centro della "vera vita". Non si costruisce nulla di solido, di stabile e di vivo, non si vive il vangelo veramente e non si costruisce la propria storia senza favorire in se stesse e in tutti i modi la preferenza del cuore per Gesù, quella che ci chiede con insistenza la nostra Regola, quella che fa mettere la presenza di Cristo prima di tutto, che fa stare decisamente in Lui e permette alla sua Parola di Dimorare abbondantemente sulle nostre labbra e nei nostri cuori."Vivere in ossequio di Gesù Cristo e servirlo fedelmente con cuore puro e retta coscienza" queste parole di sant'Alberto, autore della nostra Regola, sono di ispirazione paolina e rappresentano una sorta di matrice in cui sono accennati gli elementi cardine del carisma carmelitano. Sant'Alberto, patriarca di Gerusalemme ha dato forma scritta al progetto di vita già scelto nella prassi dai primi eremiti che si trovavano presso il monte Carmelo. Noi carmelitane, figlie di quei santi padri, viviamo "l'ossequio a Gesù Cristo" nella dimensione contemplativa e nell'impegno della ricerca del volto del Dio Vivente, in una fraternità orante, nella preghiera di intercessione per ogni fratello e sorella. Ed è proprio nella preghiera che si attualizza questo camminare accanto alle speranze, le gioie, i dolori, le angosce e i turbamenti di ogni fratello e sorella, in sincera e intensa amicizia, alimentata da uno sguardo sapienziale sulla vita e gli eventi che nasce da un rapporto quotidiano di intimità con la Parola di Dio, dalla condivisione di una passione capace di ravvivare il fuoco dell'amore, quella per ogni volto che il Signore ci ha posto accanto e a cui ci consente di essere prossimi. 

- Per i mondani è assurdo rinchiudersi in un monastero di clausura. Potete spiegare qual'è la missione delle suore di vita contemplativa? 
- C’è una frase del poeta Holderlin che risponde bene al nostro sentire di oggi: “Ciò che tu cerchi è vicino e ti viene incontro”. A volte noi cerchiamo risposte laddove non le troveremo mai e tutti ripiegati su noi stessi non ci accorgiamo che proprio il fratello che ci sta accanto è la risposta che stavamo cercando, solamente per il fatto che è presente. La vita al Carmelo è una testimonianza per il mondo dell’essere “presenza”. L’uomo si affanna nel fare, perde di vista la sua vera e unica dignità: l’essere uomo. Quando una vita umana parlerà di esistenza piena senza bisogno di parole, allora si apriranno le vie del comunicarsi vicendevolmente se stessi e non ci sarà più bisogno di cercare perché si vivrà nell’aver trovato! La vita contemplativa, la vita al Carmelo in questo stare alla presenza del Signore è una lampada accesa in un mondo consumato dal buio delle folli corse all’apparire, è un segno vestito di fragilità e di piccolezza che mai perderà il suo fascino perché nella vulnerabilità gioca il suo spazio di incontro con l’Assoluto. 

- Molta gente inesperta di vita religiosa pensa erroneamente che sia triste e noioso vivere in un monastero di clausura. Come mai invece siete così gioiose e felici di aver abbracciato la vita monastica?

- E' nel vivere quotidianamente la gioia e nell'esprimere l'amorevolezza del servire il Signore che noi monache carmelitane testimoniamo il primato di Dio e del suo Regno. L'impegno di ogni giorno è nel rendere realtà la certezza che Dio ci ama ed a Lui abbiamo consegnato la nostra vita ed il nostro amore totale. Vogliamo vivere come Maria, da donne aperte alla volontà di Dio, aperte alla speranza che non verrà meno la Sua promessa. La vita in clausura diventa allora acclamazione del suo amore, nell'allegrezza, nell'accoglienza della volontà di Dio. "Vale la pena" donare la propria vita per amore, mettersi in gioco nella sequela di Gesù povero, ubbidiente e casto. 

"Con animo libero e accogliente, 'con la tenerezza di Cristo' le monache portano in cuore le sofferenze e le ansie di quanti ricorrono al loro aiuto e di tutti gli uomini e le donne. Profondamente solidali con le vicende della Chiesa e dell'uomo d'oggi, collaborano spiritualmente all'edificazione del Regno di Cristo, perché 'Dio sia tutto in tutti' (1Cor 15, 28), (Istruzione "Verbi Sponsa", Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata). 

- Siete disponibili ad accogliere delle ragazze che vogliono discernere la propria vocazione, o che desiderano semplicemente trascorrere alcuni giorni di raccoglimento, riflessione e preghiera? 

- Chi arriva a Cerreto al Monastero Janua Coeli giunge appositamente, con difficoltà si passa per queste colline se non mossi dalla ricerca di un luogo silenzioso, in disparte dove poter condividere con la comunità la preghiera liturgica nella lode gratuita al Signore e nell’ascolto della Parola di Dio. Una piccola foresteria consente a coloro che cercano un clima di pace e raccoglimento di trascorrere alcuni giorni di ritiro. 

È uno spazio semplice e familiare dove poter trasformare le ordinarie preoccupazioni in sollecitudine vitale come costruttori di accampamenti di rinnovata pace e aprirsi all’incontro con il Signore unico tesoro della nostra vita. La comunità è aperta all'accoglienza per coloro che sono in discernimento. Chi desidera un aiuto nel cammino e vuole avere un avere un colloquio con una sorella può scrivere a carmelitane@gmail.com




giovedì 11 luglio 2013

Nuove foto

Pubblico alcune foto delle Monache Carmelitane di Cerreto di Sorano scattate recentemente.





mercoledì 10 luglio 2013

Storia di una monaca di clausura

Santa Teresa Margherita Redi

"Qui in omnibus tacet, in omnibus pacem habet" Chi tace in ogni cosa in ogni cosa ha pace”. Parole di una giovanissima carmelitana, S. Teresa del Cuore di Gesù, della famiglia Redi di Arezzo. Una vita di amore che si sviluppò nella rapidità degli anni (morì a 23 anni) con una tale intensità e pienezza da raggiungere le vette dell'amore di Dio nella sua vita quotidiana al Carmelo. Una vita di servizio senza risparmio, motivata da una sola frase che la mandava in estasi: Dio è amore. Una ragazza dal temperamento vivace e ardente, sensibile ed emotivo, capace di equilibrare le dimensioni più profonde dell'incontro ravvicinato con Dio con le umili e pressanti esigenze della vita quotidiana. "Chi tace in ogni cosa, in ogni cosa ha pace"... una frase brevissima ma che ha sapore di lungo esercizio. Tacere in ogni cosa equivale forse a vivere passivamente per non correre rischi? Il "tacet" dell'arrendevolezza che chiede di valicare le quiete dimore del proprio tran tran è un atto di coraggio. Quando riesci a scegliere il silenzio di fronte a qualcosa che ti fa tremendamente male, silenzio che è tutt'altro che vittimismo, sei inondato di pace. Sì, perché quel silenzio è un farsi grembo all'irruzione di tutto ciò che vive di Lui. La fecondità non si consuma in un istante appena di unione coniugale. Tu generi vita nuova nel mondo ogni volta che accogli il Veniente attraverso un sì traboccante di amore a ciò che non muore. Se una persona ti offende, quella parola in te apre uno squarcio, suscettibile di due guarigioni: una, quella della resa rassegnata per cui si va avanti comunque, l'altra, quella dell'accoglienza per cui taci accogliendo attivamente e diventi pienezza feconda. Per questo quel "tacet" porta con sé "pacem", perché la pienezza del dono di Dio ha trovato accoglienza... è la grazia del concepimento nello Spirito. Quel "tacet" somiglia a un "fiat".

mercoledì 2 gennaio 2013

Testimonianza di una monaca

Testimonianza vocazionale di una Monaca Carmelitana del Monastero di Cerreto di Sorano (Grosseto).

Sono trascorsi vent'anni dalla fondazione del Monastero Janua Coeli in Cerreto di Sorano. L’Amore del Signore ha accompagnato con tenerezza e misericordia le carmelitane e ha moltiplicato la sua Acqua in numero e spazio! Cresciuta nelle mura e nello spirito, la comunità contemplativa è particolarmente grata a questa terra che nella semplicità custodisce ancora luoghi dove i cultori del silenzio e della solitudine, i monaci, possono trovare spazi dove poter ancora vivere loro esperienza. Dieci anni fa ancora mi confondevo tra coloro che entrando in chiesa venivano raggiunti dalla salmodia del coro delle monache. Anch'io amavo sostare tra i banchi di quel santuario di campagna nella maremma. E curiosamente ripenso alla mia espressione mentre lo sguardo si posava sul loro sorriso, su quelle luci e ombre che catturavano in me un certo interesse Sapevo che la vita monastica era circondata da un alone di fascino ma non è questo ciò che attrae. Entrando in monastero conoscevo il richiamo che è dentro e non sono le letture oranti della Parola che fanno ardere il cuore, le melodie serafiche del gregoriano che catturano l’ animo o il profumo d'incenso che sale come preghiera vespertina ma è Qualcuno che ti ha amata per primo e al quale nonostante tutto appartieni. Trascorsi i primi mesi, anni, il tempo sgrana davanti agli occhi i suoi giorni e inizi ad avere appena una certa consapevolezza di quale sia la condizione umana per avere false aspettative sulla vita in un monastero di clausura. Abiti il limite del disincanto e intuisci che l’unica spiritualità che può corrisponderti è quella più spicciola, del quotidiano. Apparentemente non c’è nulla di più squallido di una vita tra quattro mura. Che attrazione può esserci per dei salmi cantati e una Parola ripetuta?. Se non fosse per Qualcuno che vivifica questa vita certamente la nostra storia sarebbe banale come appare alla maggior parte degli uomini. Eppure Dio parla attraverso un piccolo frammento di esistenza, un granello appena e ci consente di arrestare la corsa e di sperimentare che ci troviamo nella salita del monte Carmelo, di fronte a un mistero profondo che conosce la fatica del passo, l’asprezza della lotta, la monotonia dell’abitudine. Varcata la soglia del monastero, da subito compresi che la dimensione contemplativa è un fatto di cuore. È il cuore che parla al cuore. Lo avverti. Finché nella tua esistenza non vivi tutte le pagine della scrittura. é il desiderio che traccia i sentieri per i nostri passi, quel desiderio che muove verso la bellezza dell'essere. Chi non ha mai sperimentato la forza dell'andare dietro quel qualcosa che arde e spinge? L'attrazione è già appartenenza, perché il desiderio mette le ali a tutto l'essere e spinge verso la salita del monte Carmelo, verso la vetta della contemplazione dove l'aria pura si respira a fatica ma dove non è possibile non esclamare con Pietro "facciamo tre tende!" Eppure sembra spaventare un Dio che "sussurra" L'amore non conosce spettacoli, ma intimo ritrovarsi nell'abbraccio della persona amata. Un soffio leggero, impercettibile, capace di un narrare a bassa voce, un mormorio che evoca parole di antica memoria e lascia pregustare un segreto di Vita. Ecco il passo di Dio. Volgiamo lo sguardo, tutte le volte che un sottile bisbigliare attira la nostra attenzione. Posiamo su di lui l’attenzione, quando pensiamo di conoscere e ci accorgiamo che sappiamo poco. Sostiamo, quando il cielo che ci sovrasta ci offre la luce delle stelle e la terra che calpestiamo ci dona tesori d'incanto orientale, i grani della vita che ci è affidata come mirra e come incenso da gettare nel braciere dell'Amore! Alziamoci, e rendiamo grazie di ciò che siamo, perché nel nostro essere donne è scritto il Verbo. Quando sentiremo Qualcuno che ci accarezza il volto, potremo coprirci con il mantello e fermarci fuori della caverna dove dimoriamo, come il nostro padre Elia profeta .Allora la Sua voce, come onda mite e riverberante richiamo, vento leggero, ci condurrà lontano per posarci sulle sponde di quella fessura che schiude all'incontro, sul monte, tra le fenditure della rocca, ci porrà al riparo della sua dimora, al riparo dell'Altissimo. Con il tempo ho scoperto che la spiritualità carmelitana ha una dimensione spiccatamente contemplativa e in questo ha una sua "radicalità", nudità. Dio solo, l'unico necessario,non è possibile vivere al Carmelo e non entrare in un processo di trasformazione che assorbe l'intera esistenza, non sentirsi coinvolte completamente da Cristo, non si rimarrebbe un giorno!! La monaca carmelitana è colei che vive presente a se stessa e alle sorelle con cui è un tutt'uno la fraternità o meglio sororità è intensissima quanto la contemplazione. Io sorridevo all'inizio quando sentivo dire questo dalla mia maestra, poi ho compreso quanto la dimensione fraterna fosse espressione della dimensione escatologica dell'amore oltre al compimento delle parole del Signore "riconosceranno che siete miei discepoli da come vi amerete gli uni gli altri". La nostra sorella anziana ama spesso ripeterci “La vera carmelitana è la contemplativa per eccellenza!” Una donna matura che sa misurarsi nella lunga e paziente attesa, colei che esprime il tutto che è in ogni frammento della sua vita, colei che non ha più paura di sentirsi vulnerabile, perché sa che le ferite della sua umanità possono trasformarsi in feritoie attraverso le quali la vita giunge nel fluire del tempo, una vita che, potendo realizzare finalmente il suo fine, canta all’amore con il suo «cuore piagato» avvolto in una «fiamma che consuma e non dà pena» e pur di incontrarlo definitivamente è disposta a «rompere la tela». La sofferenza non è più un peso del disordine, ma un peso ordinato, il dolce peso del limite, protetto dalla «deliziosa piaga» e sempre aperto al «dolce incontro»: «L’Amato è le montagne, le valli solitarie e ricche d’ombra… è come notte calma, molto vicina al sorger dell’aurora, musica silenziosa, solitudine sonora… Chi potrà sanarmi questo mio cuor piagato?… è fiamma che consuma e non dà pena! O Amato, al dolce incontro rompi la tela». Come amava ripetere san Giovanni della Croce.

lunedì 3 dicembre 2012

Vita in Monastero


Dal monastero "Janua Coeli".

“Ciò che tu cerchi è vicino e ti viene incontro”  scrive il poeta Holderlin.

A volte noi cerchiamo risposte laddove non le troveremo mai e tutti ripiegati su noi stessi non ci accorgiamo che proprio il fratello che ci sta accanto è la risposta che stavamo cercando, solamente per il fatto che è presente. La vita al Carmelo è testimonianza per il mondo dell’essere “presenza”. Come lucerne accese, tutto diventa fiamma e nella fragilità e piccolezza dell’essere che si modula nel fare quotidiano tutto si trasforma in parola di Amore. Siamo tutti chiamati ad essere presenza di Lui nel mondo, un cuore che batte e fa dei suoi palpiti dei gemiti di silenziosa invocazione per le membra del Corpo. (...) È lui che sceglie per noi… Possiamo davvero dirlo? Se solo fossimo capaci di fare la scelta di Dio su di noi, il peso di ciò che non siamo si dileguerebbe e il nostro vivere sperimenterebbe la libertà del volere. Perché ci affanniamo allora a volere qualcosa di prettamente e solo nostro, quasi a pretendere il copyright su tutto ciò che siamo? Siamo a Sua immagine e somiglianza, quindi l’originalità della nostra vita riposa in lui! Il distinguersi, il non restare anonimi, il lasciare un segno: questo è possibile, ma se la nostra vita è una voragine di amore,  se i nostri desideri attingono vita dal desiderio di Dio su di noi. La bellezza dei santi è di essere bagnati di luce segreta, la luce dell’Abisso fattosi Volto. La pienezza della divinità abita corporalmente l’umanità di Cristo (Col 2,9) che è come una fiaccola di vetro attraverso la quale splende la Trinità, perché il corpo di Cristo è per così dire l’abito luminoso della sua divinità. Sia come la sua… lucerna di argilla, la nostra vita nel mondo.

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