Questo blog è gestito da un giovane fedele laico che desidera promuovere la spiritualità carmelitana. Le donne che desiderano contattare le Carmelitane di Cerreto di Sorano per chiedere informazioni sulla vocazione religiosa o per chiedere di poter fare un'esperienza vocazionale, possono scrivere al loro indirizzo: carmelitane@gmail.com

giovedì 31 luglio 2014

Il cuore innalzalo a Dio!


Dal Monastero Janua Coeli  


"Fissa gli occhi nel cuore e il cuore innalzalo a Dio" (s. Teresa Margherita del Cuore di Gesù )

Come si può pretendere di andare verso una vetta, senza lasciare la propria casa? E non si tratta di un lasciare le mura di un edificio quanto le radici di se stessi. C'è un segreto che permette di salire senza lo strazio del distacco? Cosa significa in realtà distaccarsi, lasciare? Non è forse una conseguenza dell'essere attratti? Il monte è lì, fasciato di silenzio nella sua immobilità, come in attesa dei tuoi passi... E tu non sai cosa fare, se andare o restare. Dietro di te le cose di sempre, le mille faccende della tua vita. Davanti l'incognita del domani. Ti fermi. Pensi. Sei un po' titubante. Se torni indietro, perderai qualcosa di grande. Se vai avanti, sarai costretto a lasciare la presa di ciò che ti dà sicurezza. Lasciare per trovare, o restare perdendo? La saggezza dello Spirito nascosta in te ti suggerisce: "Fissa gli occhi nel cuore e poi innalza il cuore a Dio". Se fisserai lo sguardo in ciò che veramente ti appartiene: il tuo cuore, scoprirai di avere tutto con te e che in realtà non lasci niente. Porti in cuore la tua storia, le persone che ami, la memoria di tutto ciò che sei, i legami più dolorosi e quelli più significativi, la vita che hai vissuto e la nostalgia di ciò che non hai colto al volo. Cosa lasci allora? la sensazione del già posseduto, la sicurezza del già dato, il tepore del poco ma garantito... Lasciare, parola che taglia per liberare se ti senti un uccello in gabbia a cui manca il cielo, parola che sfrangia per separare se ti senti un gattino avvoltolato nel suo morbido pelo a cui basta se stesso per riposare. Fissa gli occhi nel cuore! E il cuore innalzalo a Dio! Non voltarti indietro, sali... gli orizzonti che lasci ti attendono in alto, nel vortice della vita che ti porta verso nuove conquiste...

mercoledì 11 giugno 2014

Testimonianza di suor M. Ludovica dell’Emmanuele

Pensieri di un’esperienza raccontata da Francesca, ora sr M. Ludovica dell’Emmanuele, giovanissima monaca carmelitana (27 anni). 


Nella solitudine profonda fuggii. Era notte, la notte del mio esistere senza senso: nuovi orizzonti si aprirono finalmente nell’aurora di un giorno di libertà. Il Signore era con me, ma io non lo sapevo, dentro di me stringevo la sua presenza e in lui l’universo intero. Quella voce lontana mi spingeva: “Alzati e va’... Ti aspetto là, dove costruirai te stessa. Non ti preoccupare, Io sono con te e non ti abbandonerò, perché il tuo nome mi è caro. Ti proteggerò, sai, e dovunque andrai, Io sarò con te”. E andai. Il mare. Ricordo il sapore delle corse nelle notti d’estate con il mio cane, Dumba. Il silenzio di un buio familiare e delle acque che si accostavano mi accarezzava dentro. Il fragore del giorno si placava in quei momenti. E mi chiedevo che senso avesse la mia vita. Lavoro, amici, svaghi… e poi? Quell’angolo solitario che mi afferrava da quando ero piccina non si era riempito. Mi aspettava. E questa cosa mi intimoriva. Perché? Seduta sulla spiaggia con il cagnotto stanco sdraiato accanto a me ripensavo ai momenti in cui avevo ingoiato la solitudine come una spina che ti soffoca il respiro. Nessuno che comprendeva le tue parole, tutti che andavano per le loro strade, e io con qualcosa più grande di me che non riuscivo ad andare serenamente incontro alla vita. Quanto dolore! Unici compagni di giochi: Dio e i gatti. Sì, Dio giocava con me, lo sentivo accanto. Me lo vedevo, un babbo buono che mi teneva compagnia, buono come il mio babbo Mario che era lontano. I mesi della navigazione erano per me un’assenza insopportabile. Vivevo l’ansia della separazione da ciò che riempiva il cuore. Mi sentivo perduta perché non potevo attingere alla fonte della mia pace. Mamma lavorava. E io ero sola. Quanto parlava quella solitudine alla mia fame di accoglienza. Parlava di abbandono, di non considerazione, di mancanza vitale. Eppure quella solitudine scavava in me quelle esigenze insaziabili che mi hanno strappato al tran tran per portarmi al Carmelo. Il gusto del proibito era la mia passione. Avevo voglia di esperienze. Tutto doveva passare attraverso di me. Il sapore del consumare l’esistenza senza porsi troppi confini. Stavo buttando i miei anni tra le braccia del: tutto ciò che voglio, quando un pensiero concluse il mio correre. Non dormivo mai d’estate: le crepes uscivano dalle mie mani a migliaia tra le mille voci dei villeggianti nelle notti calde senza ore, gli scaffali del discount mi aspettavano durante il giorno. Un ritmo frenetico, e nei brevi spazi tra un lavoro e l’altro: gli amici, gli amori, le sfide. Dentro un senso di onnipotenza e di profonda umiliazione mi accompagnava. Ricordo che una sera per difendere un’amica afferrai il ragazzo che la stava offendendo con forza e lo buttai in mare. Quante volte penavo nel vedere le ingiustizie spicciole del quotidiano. Allora riandavo ai pomeriggi dell’adolescenza quando con il motorino me ne andavo in un angolo e bevevo il tramonto come risposta al dolore che attanagliava il mio cuore. Lacrime e domande scorrevano senza risposta. Il Signore non aveva posto nelle mie giornate, ce l’avevo con lui perché avevo ricevuto del male. Avevo provato anche a porre fine alla mia vita, ma il mio babbo mi aveva sempre salvato. L’ultima estate, non so perché, prima di andare al lavoro presi a entrare nella Chiesa vicina al discount e a parlare con quel Cristo appeso in fondo. Era diventato un appuntamento ormai, ogni mattina. Dopo anni, qualcosa tornava a tirarmi. Sei anni prima avevo pregato molto. Avevo 18 anni, quando mio padre ebbe un incidente stradale. Volevo a tutti i costi che si salvasse, e mi rivolsi a Dio. Non morì, ma il buco nel cervello lo lasciò come un bimbo di cinque anni. Per me fu come morire: era vivo, ma non era più il mio babbo. L’unica persona che veramente mi capiva, alla quale potevo dire tutto senza problemi, il mio unico vero amico, tutto il mio affetto.  Non capivo perché mi era stato tolto. E se pregavo, d’altra parte litigavo con Lui per quello che aveva fatto. Dopo anni mi ritrovavo a cercarlo e a chiedergli di portarmi via. Che senso aveva vivere? Fu allora che dissi: Mi vado a fare suora. Ero di quelle che sfottevano i preti e le suore, ma anche quella che faceva il primo soccorso, che andava come volontaria al centro per tossicodipendenti o al circolo anziani. Misteri del sentire umano… Dove andare? Mi piaceva la missione, l’Africa era il mio sogno. Andare ad aiutare i bambini, la gente di quelle terre in miseria. Chiedi a un prete che mi conosceva, qualche indirizzo. Mi disse di andare dalle mercedarie o dalle clarisse. Andai con un mio amico, ma non mi piacque l’accoglienza che ricevetti. E tornai via, senza aver concluso nulla. Il Signore sapeva dove aspettarmi. Fu una signora cliente del discount dove lavoravo che mi indicò un posto dove andare: Cerreto. Lo cercai sulla cartina perché non avevo idea di dove fosse. E un pomeriggio andai. Un luogo semplice, senza pretese. Mi fecero accomodare in parlatorio e lì incontrai le suore. Mi piacquero. Erano normali, non mi sentivo a disagio. Chiesi: Voglio vedere come si fa a diventare suora. Tornai la settimana dopo. Non capivo cosa stava succedendo. So solo che mi licenziai dai posti di lavoro che avevo. E partii. Si apriva il capitolo più importante della mia vita, quello che sto vivendo ora. Mi piaceva quel silenzio, la preghiera, il poter leggere e pensare, lo stare insieme. Mi mancavano tanto però gli amici, il mare, il mio cane, il mio babbo. Non sapevo cosa fare. Appena decidevo in cuor mio di andar via, Qualcuno con forza mi diceva: “Rimani”. Anche la notte, mi svegliavo e quell’invito non mi lasciava: “Ma dove vai? Rimani”. Un solo pensiero mi attraversava la mente: Sarò degna di servirlo? E rimasi.

Dopo un anno e mezzo posso dire di aver intuito il perché sono qui. L’impegno nel lavorare alla propria trasformazione interiore che al Carmelo è pane quotidiano mi sta facendo scoprire la bellezza della mia vita umana. Gli scogli più aspri della mia storia mi stanno rivelando la predilezione di Dio che mi ha raggiunto attraverso la sofferenza rendendomi capace di andare oltre il vissuto. L’uscire da me stessa, una me stessa camuffata nell’immagine di ragazza ultramoderna trasgressiva e senza debolezze, mi sta donando il mio vero volto. E quando chiedo a  Babbo: “Perché proprio io?” e Lui mi risponde: “Mi è piaciuto il tuo cuore”, capisco che la chiamata è un mistero come è un mistero la risposta. Quale parte ho avuto io? Forse quella di non aver chiuso mai i battenti alla speranza che ci fosse qualcosa di bello anche per me e di aver ascoltato passo passo quella voce profonda che mi indicava. Con te oggi dico grazie al Signore per avermi donato di partecipare al Suo dono di Amore. 

Il 2 febbraio di due anni fa ho fatto i voti e indossato l’abito carmelitano. Conto sulla tua preghiera per il mio cammino. Io ti ricorderò nelle mie giornate consacrate all’Amore.

venerdì 16 maggio 2014

Professione temporanea

Con gioia vi comunichiamo che sabato 24 maggio alle ore 10.30, la novizia Licia farà la sua professione religiosa nell’Ordine dei Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. 

Lei che tanto ha desiderato scalare il santo Monte sarà monaca Carmelitana!

domenica 20 aprile 2014

È la Pasqua del Signore!

Dal monastero Janua Coeli.


Sono qui, rapita dal silenzio di queste ultime ore che ci separando dalla Madre di tutte le Veglie, raccolta nel mio cenacolo interiore dove imploro la presenza  orante di tua Madre e la compagnia dei Tuoi amici Signore.

Sono qui con la mente catturata da quella grossa pietra che vorrei, in fretta, srotolare per vederti Risorto nelle viscere della mia preghiera, nei pieghe raggrinzite delle mie relazioni, nella mia poca dimestichezza con un pensiero consegnato, affidato,  nello stordimento della mia inutilità.

Sono qui sovrastata dal desiderio di accendere il mio flebile stoppino alla  Tua Vera Luce, stupita, confusa, imbarazzata,  di fronte al tuo paradossale amore che “sfrutta” le mie ferite, i mie limiti, le mie fragilità per vicariare, oggi,  la Tua espiazione e mi chiede di intercedere per il mondo.

Sono qui  con gli occhi fissi sul sepolcro vuoto, e mi sento anch’io svuotata del mio peccato, in cerca del mio Amato, in attesa che la tua bocca pronunci il mio nome ed io possa esclamare : Rabbunì e poi, sospinta dalla tua fiducia,  farmi compagna della sorella, del fratello alla ricerca del Tuo volto.

Sono qui e,  mentre odo i passi frettolosi di Maddalena, andare verso i fratelli  per annunciare che il Signore è risorto, sento il tuo appello al dono/compito della sororità pasquale, non quella basata sulle simpatie e sulle sintonie umane, ma quella fondata nella Tua morte per ogni uomo che per questa morte diventa “mio fratello”. 

Sono qui, vicinissima alla Tua carne Signore, affidata alla mia vita nascosta, in tutti i membri della Chiesa e dell’umanità: i più poveri, piccoli, deboli, lontani, sofferenti, soli. In questa carne,  pregando, offrendo, intercedendo, nel silenzio, il mio cuore può raggiungerti, toccarti, ascoltare la tua voce : “Non sono un fantasma, io ho carne e ossa, toccatemi!  E siate testimoni.” 

martedì 15 aprile 2014

Carmelo "Janua Coeli"

Sono un semplice fedele laico, tuttavia ho grande stima per gli ordini religiosi. La vita consacrata è davvero meravigliosa, purché sia vissuta in maniera profonda e fervorosa come è praticata dalle Monache Carmelitane di Cerreto di Sorano (Grosseto). Il loro monastero è situato in una zona tranquilla e isolata della splendida campagna toscana.  In un luogo così bello e sereno è davvero facile raccogliersi interiormente e riflettere sul vero senso della vita, il quale consiste nel conoscere, amare e servire il Signore, in attesa di unirsi eternamente con Lui nella Patria Celeste. Tutto ciò che nella vita non tende a questo scopo supremo, è vanità delle vanità.

Le Carmelitane di Cerreto sono fedeli al Magistero dei Sommi Pontefici, inoltre ci tengono molto che la Sacra Liturgia venga celebrata con devozione e sacralità. A tal proposito amano molto utilizzare i melodiosi ed intramontabili canti gregoriani, i quali sono un potente strumento per innalzare l'animo a Dio. Nel loro monastero regna il silenzio, senza del quale sarebbe difficile vivere continuamente alla presenza del Signore, cioè col cuore rivolto a Dio. Apprezzo molto il fatto che utilizzano con modestia e devozione l'abito religioso. Non se lo tolgono mai, nemmeno quando fanno lavori pesanti, come ad esempio i lavori nell'orto.  Tra i vari aspetti interessanti è da notare che hanno conservato anche la bella consuetudine di affidare a ogni suora un nome religioso diverso dal nome civile.

Il monastero dispone anche di una foresteria nella quale possono essere accolte, al massimo per 4 giorni, delle persone desiderose di trascorrere un periodo di raccoglimento, meditazione e preghiera.  Non c'è un costo fisso da pagare (come avviene invece negli alberghi), ma si lascia un'offerta libera in chiesa. Le suore si sostengono grazie alla Provvidenza che suscita i benefattori ad aiutare con generosità queste claustrali. Inoltre per il proprio sostentamento le monache realizzano icone sacre, restaurano calici antichi e producono gustose e genuine marmellate. 

Le ragazze che desiderano fare un'esperienza vocazionale, possono contattare le monache scrivendo all'indirizzo: carmelitane@gmail.com

È possibile giungere al monastero anche col treno, scendendo alla stazione di Orvieto, dove un'oblata verrà a prendervi in macchina. Se vi sentite attrarre da Gesù buono alla vita monastica, vi consiglio di fare un'esperienza di vita religiosa tra le Carmelitane di Cerreto. Che grande grazia poter diventare vera sposa di Cristo in un monastero fervoroso e osservante!








lunedì 7 aprile 2014

Buone notizie!

Comunico con grande gioia che il 19 marzo Giuditta ha iniziato il Noviziato e il 24 maggio Licia farà la professione temporanea presso il monastero Janua Coeli di Cerreto di Sorano (Grosseto).

Grazie a Dio le vocazioni religiose ci sono ancora, ma bisogna pregare affinché aumentino ancora di più. Infatti, più monasteri ci sono e meglio è per la società.

venerdì 17 gennaio 2014

Cercare Dio

Dal monastero Janua Coeli

Fissiamo lo sguardo in alto, perso nel cielo possiamo ancora ammirare la stella che porta a Gesù. A volte ci capita di confrontarci con la presenza del buio nel nostro cielo interiore. Sono i gli attimi nei quali con difficoltà solleviamo lo sguardo, e reclinata la testa continuiamo a guardare noi stesse. La stella, nella sua luce riflessa rimane là, la sensazione è di averla smarrita. Mentre se la rintracciamo seguendola con la "passione" di chi sa di trovare un tesoro, rischiamo di sovrapporre luce a luce oppure di non comprendere chi indichi realmente. Sono gli attimi in cui con facilità diamo interpretazioni scontate, a buon mercato, abbaccinati dal primo chiarore senza percepire qual'è la vera fonte. Il nostro modo di decifrare la realtà prende il sopravvento, è il modo "scontato" di chi vuole arrivare troppo in fretta alla conclusione, di chi pensa di avere una soluzione per ogni cosa e non rispetta il tempo opportuno. Non possono esserci delle categorie dove rinchiudere il cielo e la terra!. La stella rimane là, in alto nella sua luminosità, ma il tetto sopra di noi non ci consente di ammirarla e di riconoscerla come indicatore di verità. Potrebbe non smarrire mai la stella chi ha il pensiero sgombro e nella libertà riesce a oltrepassare ogni lastrico, riuscirà a percepire questo astro che brilla nel suo cuore, purché riconosca la vocazione ad essere donna del sentiero, che scopre in se la vocazione a percorrere la strada della preghiera, poco visibile, non battute, impervie, portatrice solo di una grande Gioia! Questa è la vera vocazione che accomuna tutti i cercatori di Dio! Se vuoi trascorrere qualche giorno in preghiera presso il carmelo Janua Coeli puoi scrivere a carmelitane@gmail.com

domenica 6 ottobre 2013

Il cuore può trovare pace solo in Dio

Dal Carmelo "Janua Coeli" di Cerreto di Sorano (Toscana). 

Noi scegliamo tutto: “I nostri cuori sono senza riposo” scriveva sant’Agostino, e questa verità rimane fondamentale nella condizione umana. L’inquietudine umana, l’umano desiderio, la brama umana - nessuno di questi potrà mai essere definitivamente e pienamente soddisfatto. Il bambino inizia da piccolo ad esplorare l’ambiente che lo circonda con un’espressione di umana inquietudine; il viaggio di chi lascia per andare è animato dallo stesso desiderio. Noi siamo veramente pellegrini. Noi uomini non abbiamo mai abbastanza perché, dice s. Teresa di Lisieux, noi scegliamo tutto. E non avremo riposo finché non lo otterremo. Questa fame nel cuore umano dice che noi siamo fatti per cercare e ricercare, per bramare e desiderare ardentemente, finché il cuore trovi finalmente qualcosa o qualcuno che soddisfi la profondità del suo desiderio, finché il cuore trovi il nutrimento sufficiente per la sua fame. Noi chiamiamo questo cibo, questo appagamento, questa meta dell’umano desiderio: Dio. “Volevo vivere” , scriveva s. Teresa d’Avila, “ma non avevo nessuno che mi desse la vita…”. Nominandola o no, ogni essere umano vive questa ricerca. Man mano che il tempo passa il desiderio può essere camuffato, la fame temporaneamente soddisfatta, la brama soffocata, distratta, indebolita. Ma c’è e emergerà in una forma o in un’altra. Diamo nome a questa fame, parole al desiderio, e .pone la fine del viaggio in Dio. Il cuore umano avrà sempre bisogno di chiarificare i suoi desideri. Non possiamo soddisfare la nostra fame ma possiamo aiutare a trovare le parole per essa e sapere dove essa ci porta. Noi possiamo e dobbiamo farlo, nell’arte, nella poesia e nel canto, nel consigliare e nell’insegnare, o semplicemente ascoltando e comprendendo. E se le nostre parole fallissero, comunque avrebbero aiutato noi e le persone accanto a noi a capire che cosa è il desiderio. Un serio problema nella spiritualità oggi è l’ingenuità circa il desiderio o l’energia che ci guida. Il nostro Dio dona il desiderio spirituale, che si può esprimere in molti modi, inclusa l’energia creativa, erotica; è pericoloso per noi non orientarla attentamente. Noi siamo ingenui circa questo desiderio profondo dentro di noi e non siamo vigili ai suoi rischi. Se non c’è rispetto verso questa energia e i modi di accedervi e custodirne il contenuto, gran parte degli adulti vacillano nell’alienazione da questo ardore e spesso vivono nella depressione, oppure si lasciano consumare da esso e vivono in uno stato di passività. La depressione in tal senso è data dall’incapacità di cogliere la gioia innocente della vita, di sentire la vera gioia. La passività si riferisce alla nostra tendenza, ai tempi, a identificare con questo ardore, qualcosa di magico. “…Siamo generalmente così pieni di noi stessi che siamo una minaccia per le nostre famiglie, per i nostri amici, per le nostre comunità, per noi stessi”. Incapaci di usare questa energia, noi ci sentiamo morti dentro oppure siamo iper-attivi e senza pace.“La spiritualità è quindi trovare il giusto modo, le discipline, con cui accedere a questa energia e contenerla.

lunedì 19 agosto 2013

Intervista a una carmelitana

Ho fatto alcune domande sulla vita religiosa a una monaca del Carmelo "Janua Coeli" di Cerreto di Sorano (Grosseto), la quale ha accettato gentilmente di rispondere.

- In cosa consiste la spiritualità Carmelitana? 

- La spiritualità Carmelitana ruota attorno alla presenza di Gesù e l'efficacia della sua parola. Noi ne siamo semplicemente raggiunte, basta lasciarsi afferrare... diventa vita solo ciò che afferra il cuore, si radica in esso, nel centro della "vera vita". Non si costruisce nulla di solido, di stabile e di vivo, non si vive il vangelo veramente e non si costruisce la propria storia senza favorire in se stesse e in tutti i modi la preferenza del cuore per Gesù, quella che ci chiede con insistenza la nostra Regola, quella che fa mettere la presenza di Cristo prima di tutto, che fa stare decisamente in Lui e permette alla sua Parola di Dimorare abbondantemente sulle nostre labbra e nei nostri cuori."Vivere in ossequio di Gesù Cristo e servirlo fedelmente con cuore puro e retta coscienza" queste parole di sant'Alberto, autore della nostra Regola, sono di ispirazione paolina e rappresentano una sorta di matrice in cui sono accennati gli elementi cardine del carisma carmelitano. Sant'Alberto, patriarca di Gerusalemme ha dato forma scritta al progetto di vita già scelto nella prassi dai primi eremiti che si trovavano presso il monte Carmelo. Noi carmelitane, figlie di quei santi padri, viviamo "l'ossequio a Gesù Cristo" nella dimensione contemplativa e nell'impegno della ricerca del volto del Dio Vivente, in una fraternità orante, nella preghiera di intercessione per ogni fratello e sorella. Ed è proprio nella preghiera che si attualizza questo camminare accanto alle speranze, le gioie, i dolori, le angosce e i turbamenti di ogni fratello e sorella, in sincera e intensa amicizia, alimentata da uno sguardo sapienziale sulla vita e gli eventi che nasce da un rapporto quotidiano di intimità con la Parola di Dio, dalla condivisione di una passione capace di ravvivare il fuoco dell'amore, quella per ogni volto che il Signore ci ha posto accanto e a cui ci consente di essere prossimi. 

- Per i mondani è assurdo rinchiudersi in un monastero di clausura. Potete spiegare qual'è la missione delle suore di vita contemplativa? 
- C’è una frase del poeta Holderlin che risponde bene al nostro sentire di oggi: “Ciò che tu cerchi è vicino e ti viene incontro”. A volte noi cerchiamo risposte laddove non le troveremo mai e tutti ripiegati su noi stessi non ci accorgiamo che proprio il fratello che ci sta accanto è la risposta che stavamo cercando, solamente per il fatto che è presente. La vita al Carmelo è una testimonianza per il mondo dell’essere “presenza”. L’uomo si affanna nel fare, perde di vista la sua vera e unica dignità: l’essere uomo. Quando una vita umana parlerà di esistenza piena senza bisogno di parole, allora si apriranno le vie del comunicarsi vicendevolmente se stessi e non ci sarà più bisogno di cercare perché si vivrà nell’aver trovato! La vita contemplativa, la vita al Carmelo in questo stare alla presenza del Signore è una lampada accesa in un mondo consumato dal buio delle folli corse all’apparire, è un segno vestito di fragilità e di piccolezza che mai perderà il suo fascino perché nella vulnerabilità gioca il suo spazio di incontro con l’Assoluto. 

- Molta gente inesperta di vita religiosa pensa erroneamente che sia triste e noioso vivere in un monastero di clausura. Come mai invece siete così gioiose e felici di aver abbracciato la vita monastica?

- E' nel vivere quotidianamente la gioia e nell'esprimere l'amorevolezza del servire il Signore che noi monache carmelitane testimoniamo il primato di Dio e del suo Regno. L'impegno di ogni giorno è nel rendere realtà la certezza che Dio ci ama ed a Lui abbiamo consegnato la nostra vita ed il nostro amore totale. Vogliamo vivere come Maria, da donne aperte alla volontà di Dio, aperte alla speranza che non verrà meno la Sua promessa. La vita in clausura diventa allora acclamazione del suo amore, nell'allegrezza, nell'accoglienza della volontà di Dio. "Vale la pena" donare la propria vita per amore, mettersi in gioco nella sequela di Gesù povero, ubbidiente e casto. 

"Con animo libero e accogliente, 'con la tenerezza di Cristo' le monache portano in cuore le sofferenze e le ansie di quanti ricorrono al loro aiuto e di tutti gli uomini e le donne. Profondamente solidali con le vicende della Chiesa e dell'uomo d'oggi, collaborano spiritualmente all'edificazione del Regno di Cristo, perché 'Dio sia tutto in tutti' (1Cor 15, 28), (Istruzione "Verbi Sponsa", Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata). 

- Siete disponibili ad accogliere delle ragazze che vogliono discernere la propria vocazione, o che desiderano semplicemente trascorrere alcuni giorni di raccoglimento, riflessione e preghiera? 

- Chi arriva a Cerreto al Monastero Janua Coeli giunge appositamente, con difficoltà si passa per queste colline se non mossi dalla ricerca di un luogo silenzioso, in disparte dove poter condividere con la comunità la preghiera liturgica nella lode gratuita al Signore e nell’ascolto della Parola di Dio. Una piccola foresteria consente a coloro che cercano un clima di pace e raccoglimento di trascorrere alcuni giorni di ritiro. 

È uno spazio semplice e familiare dove poter trasformare le ordinarie preoccupazioni in sollecitudine vitale come costruttori di accampamenti di rinnovata pace e aprirsi all’incontro con il Signore unico tesoro della nostra vita. La comunità è aperta all'accoglienza per coloro che sono in discernimento. Chi desidera un aiuto nel cammino e vuole avere un avere un colloquio con una sorella può scrivere a carmelitane@gmail.com




giovedì 11 luglio 2013

Nuove foto

Pubblico alcune foto delle Monache Carmelitane di Cerreto di Sorano scattate recentemente.





Elenco blog personale