Questo blog è gestito da un giovane fedele laico che desidera promuovere la spiritualità carmelitana. Le donne che desiderano contattare le Carmelitane di Cerreto di Sorano per chiedere informazioni sulla vocazione religiosa, possono scrivere al loro indirizzo: carmelitane@gmail.com

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lunedì 3 dicembre 2012

Vita in Monastero


Dal monastero "Janua Coeli".

“Ciò che tu cerchi è vicino e ti viene incontro”  scrive il poeta Holderlin.

A volte noi cerchiamo risposte laddove non le troveremo mai e tutti ripiegati su noi stessi non ci accorgiamo che proprio il fratello che ci sta accanto è la risposta che stavamo cercando, solamente per il fatto che è presente. La vita al Carmelo è testimonianza per il mondo dell’essere “presenza”. Come lucerne accese, tutto diventa fiamma e nella fragilità e piccolezza dell’essere che si modula nel fare quotidiano tutto si trasforma in parola di Amore. Siamo tutti chiamati ad essere presenza di Lui nel mondo, un cuore che batte e fa dei suoi palpiti dei gemiti di silenziosa invocazione per le membra del Corpo. (...) È lui che sceglie per noi… Possiamo davvero dirlo? Se solo fossimo capaci di fare la scelta di Dio su di noi, il peso di ciò che non siamo si dileguerebbe e il nostro vivere sperimenterebbe la libertà del volere. Perché ci affanniamo allora a volere qualcosa di prettamente e solo nostro, quasi a pretendere il copyright su tutto ciò che siamo? Siamo a Sua immagine e somiglianza, quindi l’originalità della nostra vita riposa in lui! Il distinguersi, il non restare anonimi, il lasciare un segno: questo è possibile, ma se la nostra vita è una voragine di amore,  se i nostri desideri attingono vita dal desiderio di Dio su di noi. La bellezza dei santi è di essere bagnati di luce segreta, la luce dell’Abisso fattosi Volto. La pienezza della divinità abita corporalmente l’umanità di Cristo (Col 2,9) che è come una fiaccola di vetro attraverso la quale splende la Trinità, perché il corpo di Cristo è per così dire l’abito luminoso della sua divinità. Sia come la sua… lucerna di argilla, la nostra vita nel mondo.

martedì 27 novembre 2012

Professione solenne

Con grande gioia vi annuncio che venerdì 14 dicembre, Festa di san Giovanni della Croce, sr Immacolata Maria del Redentore emetterà la professione solenne dei voti coi quali si legherà per tutta la vita al suo Sposo, Gesù Cristo. La professione avverrà durante la Santa Messa celebrata alle ore 15,30 da Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Guglielmo Borghetti, Vescovo di Pitigliano-Sovana-Orbetello.

(La foto a lato è stata scattata in occasione di un'altra cerimonia di professione solenne, mentre il vescovo infilava l'anello nuziale a una monaca carmelitana. Le monache non sono "zitelle", sono vere spose di Gesù Cristo). 

sabato 24 novembre 2012

Regola dell'Ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo


La Regola della Famiglia Religiosa Carmelitana è stata scritta da Sant'Alberto, Patriarca di Gerusalemme, e approvata dal Sommo Pontefice Innocenzo IV il 1 ottobre del 1247. Ecco il testo.


[1]  Alberto, per grazia di Dio Patriarca della Chiesa di Gerusalemme, ai diletti figli in Cristo B. e agli altri eremiti che, sotto la sua obbedienza, dimorano accanto alla Fonte al Monte Carmelo, salute nel Signore e benedizione dello Spirito Santo.

[2]  Molte volte ed in molte maniere i santi Padri hanno stabilito in che modo ciascuno, in qualsiasi Ordine si trovi o qualunque forma di vita religiosa abbia scelto, debba vivere nell’ossequio di Gesù Cristo e servire fedelmente a Lui con cuore puro e con buona coscienza.

[3]  Tuttavia, siccome ci chiedete di darvi una norma di vita in conformità al vostro proposito, secondo la quale dovrete regolarvi in avvenire:

[4]  Stabiliamo anzitutto che abbiate come Priore uno scelto tra voi, il quale venga eletto a questo ufficio per unanime consenso di tutti o della parte più numerosa e sana; al quale ciascuno degli altri prometta obbedienza e, avendola promessa, si sforzi poi di tradurla in pratica insieme con la castità e con la rinunzia al diritto di proprietà.

[5]  Potrete avere delle dimore negli eremi o dove vi saranno state donate, adatte e convenienti alla osservanza della vostra vita religiosa, secondo quanto sembrerà opportuno al Priore ed ai fratelli.

[6]  Inoltre, secondo lo spazio della dimora che avrete stabilito di abitare, ciascuno di voi abbia una cella separata, che verrà assegnata ad ognuno per disposizione dello stesso Priore e col consenso degli altri fratelli o della parte più sana.

[7]  In maniera tale, però, che consumiate nel refettorio comune i cibi che vi saranno dati, ascoltando in comune la lettura di qualche passo della Sacra Scrittura, ove potrà farsi comodamente.

[8]  Non è lecito ad alcun fratello cambiare la dimora assegnatagli o permutarla con altri, se non col consenso del Priore in carica.

[9]  La cella del Priore sia presso l’ingresso della dimora, affinché egli sia il primo ad incontrarsi con chi arriva alla suddetta dimora; e poi tutte le cose che si debbono fare si facciano secondo il volere e la disposizione di lui.

[10]  Ciascuno rimanga nella propria cella o nelle vicinanze di essa, meditando giorno e notte nella legge del Signore e vigilando in orazione, a meno che non sia giustamente occupato in altre mansioni.

[11]  Coloro che sanno recitare le Ore canoniche con i chierici, le recitino secondo le prescrizioni dei santi Padri e la consuetudine approvata dalla Chiesa. Quelli che non le sanno recitare, dicano 25 “Pater noster” per la preghiera della veglia notturna, eccetto le Domeniche e le Feste solenni, nei quali giorni stabiliamo che il suddetto numero venga raddoppiato, in maniera che si dicano 50 “Pater noster”. La medesima orazione venga detta 7 volte per le Lodi del mattino. Anche per le altre Ore si dica 7 volte la medesima orazione per ciascuna Ora, eccetto che per i Vespri, in cui deve essere detta 15 volte.

[12]  Nessun fratello dica che una cosa è di sua proprietà, ma tutte le cose abbiatele in comune e vengano distribuite dal Priore, ossia dal fratello da lui designato a questo scopo, tenendo conto dell’età e delle necessità di ciascuno.

[13]  Potete anche avere degli asini o dei muli, qualora dovessero bisognarvi, e qualche allevamento di animali o volatili.

[14]  Nel mezzo delle celle venga costruito, nel modo più conveniente, l’oratorio, nel quale dovete adunarvi la mattina di ogni giorno per ascoltare la Messa, ove si potrà fare comodamente.

[15]  Nelle domeniche, oppure in altri giorni, riunitevi anche per trattare, se vi sarà bisogno, dell’osservanza dell’Ordine e della salvezza delle anime ed in questa occasione si correggano con carità le mancanze e le colpe che eventualmente si fossero riscontrate in qualche fratello.

[16]  Osservate il digiuno tutti i giorni, eccettuate le domeniche, dalla festa dell’Esaltazione della santa Croce fino alla domenica di Risurrezione, a meno che la malattia o la debolezza del corpo o un’altra giusta causa, non consigli di rompere il digiuno, perché la necessità non ha legge.

[17]  Astenetevi dal mangiar carne, almeno che non ne dobbiate prendere come rimedio alla malattia o debolezza di costituzione. E siccome è necessario che trovandovi in viaggio molto spesso dobbiate mendicare, affinché non siate di peso a chi vi ospita, fuori delle vostre dimore, potrete fare uso di vivande cotte con carne; sul mare, poi, vi sarà lecito di cibarvi anche con carne.

[18]  Siccome, poi, la vita dell’uomo sulla terra è un combattimento, e tutti coloro che vogliono vivere piamente in Cristo debbono sostenere delle lotte e inoltre siccome il vostro nemico, il diavolo, vi gira attorno come un leone ruggente, cercando chi divorare, attendete con ogni sollecitudine ad indossare le armi di Dio, affinché abbiate ad essere vincitori contro le insidie dell’avversario.

[19]  I fianchi debbono cingersi col cingolo della castità; il petto deve fortificarsi con pensieri santi, perché sta scritto: il pensiero santo ti renderà incolume. Bisogna indossare la corazza della giustizia, in modo che abbiate ad amare il Signore Dio vostro con tutto il cuore, e con tutta l’anima e con tutta la forza, e il prossimo vostro come voi stessi. In tutte le cose deve impugnarsi lo scudo della fede, per mezzo del quale possiate spegnere tutti i dardi infuocati del maligno: difatti senza la fede è impossibile piacere a Dio. Deve inoltre essere posto sul capo l’elmo della salvezza, affinché attendiate la salvezza dall’unico Salvatore, il quale libererà il suo popolo dai suoi peccati. Infine, la spada dello spirito, che è la Parola di Dio, abiti in abbondanza nella vostra bocca e nei vostri cuori; e tutte le cose che dovete fare, fatele nel nome del Signore.

[20]  Dovete fare qualche lavoro, affinché il diavolo vi trovi sempre occupati e non abbia ad entrare nelle vostre anime attraverso il vostro ozio. Avete in questo l’insegnamento ed insieme l’esempio del beato Apostolo Paolo, per bocca del quale parlava Cristo, il quale fu costituito e dato da Dio, come predicatore e dottore delle genti nella fede e nella verità; seguendo lui non potrete sbagliare. Abbiamo vissuto tra voi - egli dice - impegnati notte e giorno nella fatica e nel lavoro per non essere di peso ad alcuno di voi; non che non ne avessimo la facoltà, ma per dare in noi stessi a voi un esempio da imitare. Infatti quando eravamo presso di voi, questo precetto vi davamo, che se uno non vuol lavorare non deve neppur mangiare. Ma sentiamo dire che alcuni tra voi si conducono disordinatamente, non facendo nulla. Ora a sì fatti noi prescriviamo ed esortiamo nel Signore Gesù Cristo che mangino il loro pane lavorando in silenzio: questa via è santa e buona; camminate in essa.

[21]  ‘Apostolo raccomanda poi il silenzio, nel prescrivere di lavorare silenziosamente, e come afferma il Profeta: il culto della giustizia è il silenzio e inoltre: nel silenzio e nella speranza sarà la vostra forza.
Stabiliamo pertanto che, dopo la recita di Compieta, osserviate il silenzio fino alla recita di Prima del giorno seguente.
Nell’altro tempo, quantunque non si abbia l’osservanza scrupolosa del silenzio, si eviti tuttavia di parlar troppo; poiché, come sta scritto e come non meno insegna l’esperienza, nel parlare troppo non potrà mancare la colpa, e chi parla sconsideratamente ne subirà le cattive conseguenze. Inoltre, chi fa uso di molte parole danneggia la propria anima. E il Signore nel Vangelo: di ogni parola inutile uscita dal labbro degli uomini, essi renderanno conto nel giorno del Giudizio. Ciascuno quindi pesi con la bilancia le sue parole e faccia uso di freni severi per la sua bocca, per evitare di sdrucciolare e di cadere in colpa mediante la lingua, e la sua caduta divenga incurabile e conduca alla morte. Custodisca col Profeta le sue vie, per non commettere colpe con la sua lingua e si sforzi di osservare con diligenza e con attenzione il silenzio, in cui è posto il culto della giustizia.

[22]  Tu, poi, o fratello B., e chiunque dopo di te verrà istituito Priore, abbiate sempre nella mente ed osservate nelle opere quello che il Signore dice nel Vangelo: chi tra voi vuole essere più grande sarà vostro servo e chi vuole essere il primo sarà vostro schiavo.

[23]  E voi tutti, o fratelli, onorate umilmente il vostro Priore, ravvisando in lui, più che lui stesso, Cristo il quale lo ha posto alla vostra guida, ed ai capi delle Chiese dice: chi ascolta voi ascolta me e chi disprezza voi disprezza me, affinché non abbiate a rendere conto di non averlo onorato, ma abbiate a meritarvi, con l’obbedienza, il premio della vita eterna.

[24]  Abbiamo scritto brevemente per voi queste cose, proponendovi il metodo di vita secondo il quale dovete regolare la vostra condotta. Se poi qualcuno avrà fatto di più, il Signore stesso lo rimunererà al suo ritorno; tuttavia si faccia uso della discrezione, la quale è la moderatrice delle virtù.

venerdì 23 novembre 2012

Testimonianza di una Carmelitana

Testimonianza di suor Immacolata Maria del Redentore, Monaca Carmelitana del Monastero Janua Coeli di Cerreto di Sorano (Grosseto).

Può capitare a tutti, almeno qualche volta nella vita, di sentire la necessità di scrivere per “mettere nero su bianco” i propri pensieri e sentimenti quando non possono essere espressi a voce. Forse dipende dal fatto che, come testimonia la Bibbia, ci sentiamo radicalmente chiamati all'esistenza dalla Parola. Il logos, la parola (intesa come intelletto) è anche ciò che più ci fa ad “immagine” del Creatore. Rileggevo in questi giorni di ritiro cose scritte anni addietro… l’effetto è stato simile a quello che potrei provare guardando una foto della mia prima giovinezza: l’emozione legata a quel momento non c’è più, è quasi svanita anche la memoria della coscienza passata, ma so che quella situazione è stata misteriosamente assunta nel mio “bagaglio” interiore. Mi soffermo su alcuni fogli datati 1996. Ci sono alcune semplici preghiere, meditazioni personali… C’è anche una riflessione sulla vita religiosa; sebbene allora fossi laica e del Carmelo avessi letto solo qualche pagina scritta da Santa Teresa di Lisieux, facevo alcune semplici considerazioni che oggi posso ancora sostanzialmente sottoscrivere. «Seguire Cristo povero, casto e obbediente non è una prerogativa esclusiva dei religiosi. È vero che Gesù chiamò alcuni, e non tutti, per stare con Lui (“quelli che egli volle”, si legge in Mc 3, 13), ma con la Risurrezione ha istituito questa famiglia di potenziali santificati: la Chiesa. Nella Chiesa non vi sono “caste”, per cui il religioso che professa i consigli evangelici sia destinato ad essere più santo di una moglie, di una madre, di un marito, di un padre. Nella Chiesa vi sono DONI, cioè grazie o carismi, concessi a tutti in modo e misura e tipo diversi, a seconda della condizione (stato) “speciale” di vita cui si è chiamati. Anche gli sposi cristiani sono chiamati alla sequela di Cristo povero, casto, obbediente; in misura e modo diversi da quello del religioso, è chiaro, ma la vocazione del cristiano si realizza vivendo i consigli evangelici. La vita religiosa è tale in quanto i consigli evangelici sono vissuti in funzione dell’apostolato. Un religioso è un apostolo, un “mandato” non ad un numero circoscritto di persone, ma “a tutte le genti”. Questo non significa che egli arrivi a tutti, ma che va verso tutti. Anche se è un contemplativo, come Santa Teresina, è apostola. È vero che Gesù continua a chiamare alla vita religiosa pochi e non molti? Non so…Forse è carente la risposta. Ai religiosi Gesù chiede non solo che essi siano santi, ma che santifichino anche altri mediante la Parola e la loro fede in Lui. Ecco, per me i religiosi sono i “mandati”. Essere religiosi significa partecipare attivamente all'opera santificatrice di Dio verso tutti gli uomini; significa “vivere nel mondo senza essere del mondo” portando il peso di una umanità corrotta ma anche godere dei beni di una umanità santa come all'origine per testimoniarli a tutti. Sembra troppo “alto”? Lo è, almeno per me». Finito di leggere quelle righe, comincio a ripercorrere con la memoria le tappe fondamentali del mio faticoso cammino di discernimento che ha un suo vertice nella vita religiosa che ho intrapreso. Il cuore mi si riempie di gratitudine al ricordo delle persone che mi hanno pazientemente supportata (e spesso sopportata) durante la mia maturazione umana e spirituale: la Famiglia di San Leonardo Murialdo (santo che mi ha protetto soprattutto negli anni della mia adolescenza inquieta), le suore della Compagnia di Santa Teresa di Gesù, i vari confessori nei quali ho visto “come in uno specchio” la misericordia di Dio. E, ancora, tanti “padri” e “madri”, fratelli e sorelle, tutti quelli la cui presenza accanto a me e la cui preghiera soprattutto mi ha “salvata” e ancor oggi mi salva. Non è retorica, ma esperienza dell’Incarnazione di Cristo, Lui che è la Salvezza dell’umanità. Credo infatti che Dio mi salva dentro la mia storia, non solo facendosi uomo, ma impegnando altri uomini, oltre Lui e me. C’è una storia paradigmatica per ogni credente nel Dio Unico ed è quella dell’Israele antico: la storia dell’Alleanza, della fedeltà di Dio e dell’infedeltà del suo popolo che per questo incontra sofferenza; storia di pentimento e di ritorno al Dio Vivente attraverso il deserto. Con la venuta di Cristo, essa è diventata Redenzione, liberazione dal peccato e dalla morte mediante l’azione vivificante dello Spirito Santo. Con l’incommensurabile grazia del Battesimo, anche la mia storia è entrata nel raggio dell’Alleanza con il Dio Liberatore. Nella mia personale storia di “riscattata”, la mia famiglia naturale è stata la polvere benedetta con cui Dio mi ha plasmata nella carne. La stabilità di cui essa è stata simbolo e che ho lasciato per il costante pellegrinaggio nello Spirito, è ciò che mi attendo nella vita eterna, dove “Dio sarà tutto in tutti”. Il resto è storia di misericordia, scritta dalla Presenza da cui posso soltanto lasciarmi guidare senza percepirla con i sensi perché, come affermava S. Giovanni della Croce, «se l’anima si sforzasse di vedere nell’ottica di Dio, resterebbe abbagliata più di chi spalanca gli occhi per fissare il grande splendore del sole». Dal mio piccolo “tesoro” esperienziale posso trarre “cose antiche e cose nuove”. Della mia infanzia conservo soprattutto l’attitudine a stare da sola a lungo. Ragazzina, infatti, appena potevo mi rifugiavo nei campi incolti intorno alla mia casa, in compagnia del mio bisogno d’infinito e delle melodie dolci che inventavo in mezzo alla natura [...]. Alle mie sorelle maggiori apparivo un po’ “marziana”, forse per la mia aria di chi sembrava non avere i piedi per terra. Di certo nelle lunghe ore passate nei campi il mio sguardo era spesso rivolto al cielo, immaginandovi frotte di angeli che vi si muovevano rapidamente scambiandosi informazioni e raccomandazioni sui terrestri. Del Cielo mi parlava mia nonna così come poteva, e come poteva mi insegnava a pregare: per lei Dio più che da amare era da temere. L’adolescenza arrivò in anticipo per me, con tutto il suo carico di inquietudine, di sofferenza, di paura. La tentazione di seppellire quel periodo è fortissima: le ferite, quando non sono ben chiuse, possono far male a ogni piccolo tocco. Quelle più profonde mi sono state causate dai miei stessi peccati, specialmente quello di voler affermare a tutti i costi la mia volontà. Ma la testardaggine che mi caratterizzava in quel periodo oggi posso positivamente recuperarla trasformata in perseveranza nella fede. Infatti «mi sono stancata prima io di offenderlo che Lui di perdonarmi. Egli non si stanca mai di dare, né le sue misericordie possono esaurirsi: non stanchiamoci di riceverle!» (S. Teresa d’Avila). Arrivata all'età adulta, aspiravo alla vera libertà, intesa come possibilità di fare scelte, prima morali e poi materiali. Ma, come si sa, per fare scelte in libertà occorre innanzitutto “vedere” qual è la [...] verità. Io non riuscivo a vederla, forse per paura. Pregavo allora Dio misericordioso di farmi scoprire la verità di me stessa senza rimanerne schiacciata: intuivo che solo a quella condizione avrei potuto fare scelte libere. In me c’era in fondo un desiderio ancora più grande: conoscere la Verità di Dio e in lui amare tutto e tutti. Ma questo desiderio era ostacolato da un male profondo e terribile: la negazione della mia fragilità e il rifiuto della conversione che si traduceva in chiusura, isolamento, vuoto affettivo. Intuivo che la vera sofferenza [...era] la lontananza da Dio, da me stessa, dagli altri; l’incapacità di cercare Dio e di sperare nella vita futura. Mi sentivo in gabbia, una gabbia costruita con le sbarre delle mie paure perché, in realtà, il pensiero di Dio mi faceva intravedere una porta davanti alla quale rimanevo immobile senza aprirla. Cosa o chi mi ha liberata? In verità, la presenza di coloro attraverso i quali Cristo si è fatto prossimo a me più di me stessa. La misericordia di Dio verso di me si è incarnata (non sarò mai stanca di ripeterlo), insegnandomi così ad essere capace di misericordia, sebbene a causa della mia fragilità io sia sempre soggetta a rovinose cadute. Posso ancora dire, con Teresa d’Avila: «A volte io lo temo molto [di perdere tutto] anche se, d’altra parte, mi sento quasi sempre sicura della misericordia di Dio che, avendomi liberata da tanti peccati non vorrà ritirare da me la sua mano, perché io abbia a perdermi». L’esperienza dell’amore del Signore nella verità, “amore tenero, personale, attuale, misericordioso” (così scriveva nella sua eccezionale sintesi S. Leonardo Murialdo verso la fine del XIX secolo), ha fatto nascere in me l’esigenza di servirLo, nella consapevolezza che non ho altro modo per conoscere Gesù Cristo se non quello di lavorare per Lui, il Maestro. «Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi» (Gv 15, 15); queste parole del Nuovo Testamento sono quelle che più spesso mi risuonano nel cuore, insieme al comandamento: «Tu amerai il signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze» (Dt 6, 5). Servire il Signore della vita ad imitazione del profeta Elia che (secondo la testimonianza del libro dei Re), dopo un cammino lungo e faticoso, impara a leggere di nuovo i segni della presenza di Dio: è questa la mia strada per vivere in comunione con Lui. Dio stesso mi offre un eminente modello di servizio nella Vergine Maria, immagine della Chiesa sempre più presente nella mia vita come Madre e Maestra; al Carmelo voglio imparare ad imitarla soprattutto in due atteggiamenti: l’adesione alla Parola che salva a all’Amore che redime; la disponibilità a lasciarmi trasformare in ciò che devo essere e che il mio abito rivela. Nelle tre parabole della misericordia che si leggono nel Vangelo secondo Luca vi sono delle figure in secondo piano: gli amici e i vicini del pastore che ritrova la sua pecora, le amiche e le vicine della donna che ritrova la sua dramma, i servi del padre misericordioso che ritrova il figlio sano e salvo. Come ascoltatrice della parabola vengo provocata ad assumere una posizione nella situazione descritta. Ebbene, la mia oggi è una di queste: sono un’amica, una vicina, una serva tra coloro che nella Liturgia della vita sono chiamati a far festa per il Figlio Risorto. Il figlio prodigo della parabola è intenzionato a tornare a casa come servo, ma viene preceduto dall'amore del padre che gli si getta al collo. Così non c’è contrapposizione tra il mio servizio e la mia figliolanza in Cristo, ma integrazione, perché il servizio sprofonda nella libertà garantita dall'amore di Dio Padre. 

 Sr Immacolata Maria del Redentore O.Carm.

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