Questo blog è gestito da un giovane fedele laico che desidera promuovere la spiritualità carmelitana. Le donne che desiderano contattare le Carmelitane di Cerreto di Sorano per chiedere informazioni sulla vocazione religiosa, possono scrivere al loro indirizzo: carmelitane@gmail.com

Visualizzazioni totali

domenica 6 ottobre 2013

Il cuore può trovare pace solo in Dio

Dal Carmelo "Janua Coeli" di Cerreto di Sorano (Toscana). 

Noi scegliamo tutto: “I nostri cuori sono senza riposo” scriveva sant’Agostino, e questa verità rimane fondamentale nella condizione umana. L’inquietudine umana, l’umano desiderio, la brama umana - nessuno di questi potrà mai essere definitivamente e pienamente soddisfatto. Il bambino inizia da piccolo ad esplorare l’ambiente che lo circonda con un’espressione di umana inquietudine; il viaggio di chi lascia per andare è animato dallo stesso desiderio. Noi siamo veramente pellegrini. Noi uomini non abbiamo mai abbastanza perché, dice s. Teresa di Lisieux, noi scegliamo tutto. E non avremo riposo finché non lo otterremo. Questa fame nel cuore umano dice che noi siamo fatti per cercare e ricercare, per bramare e desiderare ardentemente, finché il cuore trovi finalmente qualcosa o qualcuno che soddisfi la profondità del suo desiderio, finché il cuore trovi il nutrimento sufficiente per la sua fame. Noi chiamiamo questo cibo, questo appagamento, questa meta dell’umano desiderio: Dio. “Volevo vivere” , scriveva s. Teresa d’Avila, “ma non avevo nessuno che mi desse la vita…”. Nominandola o no, ogni essere umano vive questa ricerca. Man mano che il tempo passa il desiderio può essere camuffato, la fame temporaneamente soddisfatta, la brama soffocata, distratta, indebolita. Ma c’è e emergerà in una forma o in un’altra. Diamo nome a questa fame, parole al desiderio, e .pone la fine del viaggio in Dio. Il cuore umano avrà sempre bisogno di chiarificare i suoi desideri. Non possiamo soddisfare la nostra fame ma possiamo aiutare a trovare le parole per essa e sapere dove essa ci porta. Noi possiamo e dobbiamo farlo, nell’arte, nella poesia e nel canto, nel consigliare e nell’insegnare, o semplicemente ascoltando e comprendendo. E se le nostre parole fallissero, comunque avrebbero aiutato noi e le persone accanto a noi a capire che cosa è il desiderio. Un serio problema nella spiritualità oggi è l’ingenuità circa il desiderio o l’energia che ci guida. Il nostro Dio dona il desiderio spirituale, che si può esprimere in molti modi, inclusa l’energia creativa, erotica; è pericoloso per noi non orientarla attentamente. Noi siamo ingenui circa questo desiderio profondo dentro di noi e non siamo vigili ai suoi rischi. Se non c’è rispetto verso questa energia e i modi di accedervi e custodirne il contenuto, gran parte degli adulti vacillano nell’alienazione da questo ardore e spesso vivono nella depressione, oppure si lasciano consumare da esso e vivono in uno stato di passività. La depressione in tal senso è data dall’incapacità di cogliere la gioia innocente della vita, di sentire la vera gioia. La passività si riferisce alla nostra tendenza, ai tempi, a identificare con questo ardore, qualcosa di magico. “…Siamo generalmente così pieni di noi stessi che siamo una minaccia per le nostre famiglie, per i nostri amici, per le nostre comunità, per noi stessi”. Incapaci di usare questa energia, noi ci sentiamo morti dentro oppure siamo iper-attivi e senza pace.“La spiritualità è quindi trovare il giusto modo, le discipline, con cui accedere a questa energia e contenerla.

lunedì 19 agosto 2013

Intervista a una carmelitana

Ho fatto alcune domande sulla vita religiosa a una monaca del Carmelo "Janua Coeli" di Cerreto di Sorano (Grosseto), la quale ha accettato gentilmente di rispondere.

- In cosa consiste la spiritualità Carmelitana? 

- La spiritualità Carmelitana ruota attorno alla presenza di Gesù e l'efficacia della sua parola. Noi ne siamo semplicemente raggiunte, basta lasciarsi afferrare... diventa vita solo ciò che afferra il cuore, si radica in esso, nel centro della "vera vita". Non si costruisce nulla di solido, di stabile e di vivo, non si vive il vangelo veramente e non si costruisce la propria storia senza favorire in se stesse e in tutti i modi la preferenza del cuore per Gesù, quella che ci chiede con insistenza la nostra Regola, quella che fa mettere la presenza di Cristo prima di tutto, che fa stare decisamente in Lui e permette alla sua Parola di Dimorare abbondantemente sulle nostre labbra e nei nostri cuori."Vivere in ossequio di Gesù Cristo e servirlo fedelmente con cuore puro e retta coscienza" queste parole di sant'Alberto, autore della nostra Regola, sono di ispirazione paolina e rappresentano una sorta di matrice in cui sono accennati gli elementi cardine del carisma carmelitano. Sant'Alberto, patriarca di Gerusalemme ha dato forma scritta al progetto di vita già scelto nella prassi dai primi eremiti che si trovavano presso il monte Carmelo. Noi carmelitane, figlie di quei santi padri, viviamo "l'ossequio a Gesù Cristo" nella dimensione contemplativa e nell'impegno della ricerca del volto del Dio Vivente, in una fraternità orante, nella preghiera di intercessione per ogni fratello e sorella. Ed è proprio nella preghiera che si attualizza questo camminare accanto alle speranze, le gioie, i dolori, le angosce e i turbamenti di ogni fratello e sorella, in sincera e intensa amicizia, alimentata da uno sguardo sapienziale sulla vita e gli eventi che nasce da un rapporto quotidiano di intimità con la Parola di Dio, dalla condivisione di una passione capace di ravvivare il fuoco dell'amore, quella per ogni volto che il Signore ci ha posto accanto e a cui ci consente di essere prossimi. 

- Per i mondani è assurdo rinchiudersi in un monastero di clausura. Potete spiegare qual'è la missione delle suore di vita contemplativa? 
- C’è una frase del poeta Holderlin che risponde bene al nostro sentire di oggi: “Ciò che tu cerchi è vicino e ti viene incontro”. A volte noi cerchiamo risposte laddove non le troveremo mai e tutti ripiegati su noi stessi non ci accorgiamo che proprio il fratello che ci sta accanto è la risposta che stavamo cercando, solamente per il fatto che è presente. La vita al Carmelo è una testimonianza per il mondo dell’essere “presenza”. L’uomo si affanna nel fare, perde di vista la sua vera e unica dignità: l’essere uomo. Quando una vita umana parlerà di esistenza piena senza bisogno di parole, allora si apriranno le vie del comunicarsi vicendevolmente se stessi e non ci sarà più bisogno di cercare perché si vivrà nell’aver trovato! La vita contemplativa, la vita al Carmelo in questo stare alla presenza del Signore è una lampada accesa in un mondo consumato dal buio delle folli corse all’apparire, è un segno vestito di fragilità e di piccolezza che mai perderà il suo fascino perché nella vulnerabilità gioca il suo spazio di incontro con l’Assoluto. 

- Molta gente inesperta di vita religiosa pensa erroneamente che sia triste e noioso vivere in un monastero di clausura. Come mai invece siete così gioiose e felici di aver abbracciato la vita monastica?

- E' nel vivere quotidianamente la gioia e nell'esprimere l'amorevolezza del servire il Signore che noi monache carmelitane testimoniamo il primato di Dio e del suo Regno. L'impegno di ogni giorno è nel rendere realtà la certezza che Dio ci ama ed a Lui abbiamo consegnato la nostra vita ed il nostro amore totale. Vogliamo vivere come Maria, da donne aperte alla volontà di Dio, aperte alla speranza che non verrà meno la Sua promessa. La vita in clausura diventa allora acclamazione del suo amore, nell'allegrezza, nell'accoglienza della volontà di Dio. "Vale la pena" donare la propria vita per amore, mettersi in gioco nella sequela di Gesù povero, ubbidiente e casto. 

"Con animo libero e accogliente, 'con la tenerezza di Cristo' le monache portano in cuore le sofferenze e le ansie di quanti ricorrono al loro aiuto e di tutti gli uomini e le donne. Profondamente solidali con le vicende della Chiesa e dell'uomo d'oggi, collaborano spiritualmente all'edificazione del Regno di Cristo, perché 'Dio sia tutto in tutti' (1Cor 15, 28), (Istruzione "Verbi Sponsa", Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata). 

- Siete disponibili ad accogliere delle ragazze che vogliono discernere la propria vocazione, o che desiderano semplicemente trascorrere alcuni giorni di raccoglimento, riflessione e preghiera? 

- Chi arriva a Cerreto al Monastero Janua Coeli giunge appositamente, con difficoltà si passa per queste colline se non mossi dalla ricerca di un luogo silenzioso, in disparte dove poter condividere con la comunità la preghiera liturgica nella lode gratuita al Signore e nell’ascolto della Parola di Dio. Una piccola foresteria consente a coloro che cercano un clima di pace e raccoglimento di trascorrere alcuni giorni di ritiro. 

È uno spazio semplice e familiare dove poter trasformare le ordinarie preoccupazioni in sollecitudine vitale come costruttori di accampamenti di rinnovata pace e aprirsi all’incontro con il Signore unico tesoro della nostra vita. La comunità è aperta all'accoglienza per coloro che sono in discernimento. Chi desidera un aiuto nel cammino e vuole avere un avere un colloquio con una sorella può scrivere a carmelitane@gmail.com




giovedì 11 luglio 2013

Nuove foto

Pubblico alcune foto delle Monache Carmelitane di Cerreto di Sorano scattate recentemente.





mercoledì 10 luglio 2013

Storia di una monaca di clausura

Santa Teresa Margherita Redi

"Qui in omnibus tacet, in omnibus pacem habet" Chi tace in ogni cosa in ogni cosa ha pace”. Parole di una giovanissima carmelitana, S. Teresa del Cuore di Gesù, della famiglia Redi di Arezzo. Una vita di amore che si sviluppò nella rapidità degli anni (morì a 23 anni) con una tale intensità e pienezza da raggiungere le vette dell'amore di Dio nella sua vita quotidiana al Carmelo. Una vita di servizio senza risparmio, motivata da una sola frase che la mandava in estasi: Dio è amore. Una ragazza dal temperamento vivace e ardente, sensibile ed emotivo, capace di equilibrare le dimensioni più profonde dell'incontro ravvicinato con Dio con le umili e pressanti esigenze della vita quotidiana. "Chi tace in ogni cosa, in ogni cosa ha pace"... una frase brevissima ma che ha sapore di lungo esercizio. Tacere in ogni cosa equivale forse a vivere passivamente per non correre rischi? Il "tacet" dell'arrendevolezza che chiede di valicare le quiete dimore del proprio tran tran è un atto di coraggio. Quando riesci a scegliere il silenzio di fronte a qualcosa che ti fa tremendamente male, silenzio che è tutt'altro che vittimismo, sei inondato di pace. Sì, perché quel silenzio è un farsi grembo all'irruzione di tutto ciò che vive di Lui. La fecondità non si consuma in un istante appena di unione coniugale. Tu generi vita nuova nel mondo ogni volta che accogli il Veniente attraverso un sì traboccante di amore a ciò che non muore. Se una persona ti offende, quella parola in te apre uno squarcio, suscettibile di due guarigioni: una, quella della resa rassegnata per cui si va avanti comunque, l'altra, quella dell'accoglienza per cui taci accogliendo attivamente e diventi pienezza feconda. Per questo quel "tacet" porta con sé "pacem", perché la pienezza del dono di Dio ha trovato accoglienza... è la grazia del concepimento nello Spirito. Quel "tacet" somiglia a un "fiat".

mercoledì 2 gennaio 2013

Testimonianza di una monaca

Testimonianza vocazionale di una Monaca Carmelitana del Monastero di Cerreto di Sorano (Grosseto).

Sono trascorsi vent'anni dalla fondazione del Monastero Janua Coeli in Cerreto di Sorano. L’Amore del Signore ha accompagnato con tenerezza e misericordia le carmelitane e ha moltiplicato la sua Acqua in numero e spazio! Cresciuta nelle mura e nello spirito, la comunità contemplativa è particolarmente grata a questa terra che nella semplicità custodisce ancora luoghi dove i cultori del silenzio e della solitudine, i monaci, possono trovare spazi dove poter ancora vivere loro esperienza. Dieci anni fa ancora mi confondevo tra coloro che entrando in chiesa venivano raggiunti dalla salmodia del coro delle monache. Anch'io amavo sostare tra i banchi di quel santuario di campagna nella maremma. E curiosamente ripenso alla mia espressione mentre lo sguardo si posava sul loro sorriso, su quelle luci e ombre che catturavano in me un certo interesse Sapevo che la vita monastica era circondata da un alone di fascino ma non è questo ciò che attrae. Entrando in monastero conoscevo il richiamo che è dentro e non sono le letture oranti della Parola che fanno ardere il cuore, le melodie serafiche del gregoriano che catturano l’ animo o il profumo d'incenso che sale come preghiera vespertina ma è Qualcuno che ti ha amata per primo e al quale nonostante tutto appartieni. Trascorsi i primi mesi, anni, il tempo sgrana davanti agli occhi i suoi giorni e inizi ad avere appena una certa consapevolezza di quale sia la condizione umana per avere false aspettative sulla vita in un monastero di clausura. Abiti il limite del disincanto e intuisci che l’unica spiritualità che può corrisponderti è quella più spicciola, del quotidiano. Apparentemente non c’è nulla di più squallido di una vita tra quattro mura. Che attrazione può esserci per dei salmi cantati e una Parola ripetuta?. Se non fosse per Qualcuno che vivifica questa vita certamente la nostra storia sarebbe banale come appare alla maggior parte degli uomini. Eppure Dio parla attraverso un piccolo frammento di esistenza, un granello appena e ci consente di arrestare la corsa e di sperimentare che ci troviamo nella salita del monte Carmelo, di fronte a un mistero profondo che conosce la fatica del passo, l’asprezza della lotta, la monotonia dell’abitudine. Varcata la soglia del monastero, da subito compresi che la dimensione contemplativa è un fatto di cuore. È il cuore che parla al cuore. Lo avverti. Finché nella tua esistenza non vivi tutte le pagine della scrittura. é il desiderio che traccia i sentieri per i nostri passi, quel desiderio che muove verso la bellezza dell'essere. Chi non ha mai sperimentato la forza dell'andare dietro quel qualcosa che arde e spinge? L'attrazione è già appartenenza, perché il desiderio mette le ali a tutto l'essere e spinge verso la salita del monte Carmelo, verso la vetta della contemplazione dove l'aria pura si respira a fatica ma dove non è possibile non esclamare con Pietro "facciamo tre tende!" Eppure sembra spaventare un Dio che "sussurra" L'amore non conosce spettacoli, ma intimo ritrovarsi nell'abbraccio della persona amata. Un soffio leggero, impercettibile, capace di un narrare a bassa voce, un mormorio che evoca parole di antica memoria e lascia pregustare un segreto di Vita. Ecco il passo di Dio. Volgiamo lo sguardo, tutte le volte che un sottile bisbigliare attira la nostra attenzione. Posiamo su di lui l’attenzione, quando pensiamo di conoscere e ci accorgiamo che sappiamo poco. Sostiamo, quando il cielo che ci sovrasta ci offre la luce delle stelle e la terra che calpestiamo ci dona tesori d'incanto orientale, i grani della vita che ci è affidata come mirra e come incenso da gettare nel braciere dell'Amore! Alziamoci, e rendiamo grazie di ciò che siamo, perché nel nostro essere donne è scritto il Verbo. Quando sentiremo Qualcuno che ci accarezza il volto, potremo coprirci con il mantello e fermarci fuori della caverna dove dimoriamo, come il nostro padre Elia profeta .Allora la Sua voce, come onda mite e riverberante richiamo, vento leggero, ci condurrà lontano per posarci sulle sponde di quella fessura che schiude all'incontro, sul monte, tra le fenditure della rocca, ci porrà al riparo della sua dimora, al riparo dell'Altissimo. Con il tempo ho scoperto che la spiritualità carmelitana ha una dimensione spiccatamente contemplativa e in questo ha una sua "radicalità", nudità. Dio solo, l'unico necessario,non è possibile vivere al Carmelo e non entrare in un processo di trasformazione che assorbe l'intera esistenza, non sentirsi coinvolte completamente da Cristo, non si rimarrebbe un giorno!! La monaca carmelitana è colei che vive presente a se stessa e alle sorelle con cui è un tutt'uno la fraternità o meglio sororità è intensissima quanto la contemplazione. Io sorridevo all'inizio quando sentivo dire questo dalla mia maestra, poi ho compreso quanto la dimensione fraterna fosse espressione della dimensione escatologica dell'amore oltre al compimento delle parole del Signore "riconosceranno che siete miei discepoli da come vi amerete gli uni gli altri". La nostra sorella anziana ama spesso ripeterci “La vera carmelitana è la contemplativa per eccellenza!” Una donna matura che sa misurarsi nella lunga e paziente attesa, colei che esprime il tutto che è in ogni frammento della sua vita, colei che non ha più paura di sentirsi vulnerabile, perché sa che le ferite della sua umanità possono trasformarsi in feritoie attraverso le quali la vita giunge nel fluire del tempo, una vita che, potendo realizzare finalmente il suo fine, canta all’amore con il suo «cuore piagato» avvolto in una «fiamma che consuma e non dà pena» e pur di incontrarlo definitivamente è disposta a «rompere la tela». La sofferenza non è più un peso del disordine, ma un peso ordinato, il dolce peso del limite, protetto dalla «deliziosa piaga» e sempre aperto al «dolce incontro»: «L’Amato è le montagne, le valli solitarie e ricche d’ombra… è come notte calma, molto vicina al sorger dell’aurora, musica silenziosa, solitudine sonora… Chi potrà sanarmi questo mio cuor piagato?… è fiamma che consuma e non dà pena! O Amato, al dolce incontro rompi la tela». Come amava ripetere san Giovanni della Croce.

Elenco blog personale