Questo blog è gestito da un giovane fedele laico che desidera promuovere la spiritualità carmelitana. Le donne che desiderano contattare le Carmelitane di Cerreto di Sorano per chiedere informazioni sulla vocazione religiosa, possono scrivere al loro indirizzo: carmelitane@gmail.com

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mercoledì 19 agosto 2015

Qual è la missione delle monache di clausura nella Chiesa?

La Chiesa, Sposa del Verbo, realizza il mistero della sua unione esclusiva con Dio, in modo esemplare, in coloro che sono dediti alla vita integralmente contemplativa. Per questo motivo l'Esortazione apostolica post-sinodale Vita consecrata presenta la vocazione e missione delle monache di clausura, come « segno dell'unione esclusiva della Chiesa-Sposa con il suo Signore, sommamente amato », illustrandone la singolare grazia e il prezioso dono nel mistero di santità della Chiesa. Le claustrali, in ascolto unanime e in amorosa accoglienza della parola del Padre: « Questi è il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto » (Mt 3, 17), rimangono sempre « con Lui sul monte santo » (2 Pt 1, 17-18) e, fissando lo sguardo su Gesù Cristo, avvolte dalla nube della divina presenza, aderiscono pienamente al Signore. Si riconoscono particolarmente in Maria vergine, sposa e madre, figura della Chiesa e, partecipi della beatitudine di chi crede (cf. Lc 1, 45; 11, 28), ne perpetuano il « Sì » e l'adorante amore alla Parola di vita, divenendo insieme con lei memoria del cuore sponsale (cf.Lc 2, 19.51) della Chiesa. La stima con cui da sempre la comunità cristiana circonda le contemplative claustrali è cresciuta parallelamente alla riscoperta della natura contemplativa della Chiesa e della chiamata di ciascuno al misterioso incontro con Dio nella preghiera. Le monache, infatti, vivendo ininterrottamente « nascoste con Cristo in Dio » (Col 3, 3), realizzano in sommo grado la vocazione contemplativa di tutto il popolo cristiano e divengono così fulgido contrassegno del Regno di Dio (cf. Rm 14, 17), « gloria della Chiesa e sorgente di grazie celesti ». (Verbi Sponsa,  Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica)

Da quanto si evince dallo stralcio dei documenti “VERBI SPONSA Istruzione sulla vita contemplativa e la clausura delle monache” sopra riportato, si comprende come per vocazione, nella Chiesa, la monaca è chiamata a“stare davanti a Dio per tutti” Il suo è un carisma di intercessione. 
 Mi sembra interessante sottolineare che etimologicamente intercedere significa “fare un passo in mezzo”, fare un passo in modo da mettersi nel mezzo di una situazione” . Scriveva il card. Martini: « Intercedere non è dunque qualcuno da lontano che prega genericamente per … bensì qualcuno che si mette in mezzo, che entra nel cuore della situazione, che stende le braccia a destra e a sinistra per unire e pacificare. Intercedere è stare là, senza muoversi, senza scampo, cercando di mettere la mano sulla spalla di entrambi e accettando il rischio di questa posizione». La monaca,  nel silenzio e nella non-visibilità, apparentemente vita perduta,  è chiamata ad intercede per i fratelli  assumendo la logica evangelica del mucchietto di lievito, del sale, della luce, del seme …. Fermentare scomparendo, diffondersi e rischiarare senza frastuono; dissolversi e insaporire; silenziosamente, sotto terra,  marcire,  morire, mettere radici .  La suora di clausura sta in mezzo, nel cuore delle situazioni facendosi spazio di silenzio in cui risuona la voce di Gesù insieme al grido inarticolato di tutti i sofferenti , di tutti gli uomini e le donne che percorrono le strade del mondo, spesso senza neanche sapere il perché.; silenzio che non teme l’insinuarsi del non senso e la fatica del fidarsi; silenzio offerto al Padre umilmente, perché lo possano incontrare.

È  il nostro modo di stare nella Chiesa e di servire i fratelli.

Usando un ‘immagine evangelica potremmo anche dire che nella chiesa, noi claustrali, siamo chiamate ad essere le donne del “sabato santo”…

…   Come quel  sabato quando Gesù è nel sepolcro,  gli amici lo hanno abbandonato, il popolo guarito  che lo ha osannato, che si è sfamato del suo pane, lo ha crocifisso, i discepoli si sono chiusi nel Cenacolo, terrorizzati e sgomenti,  le donne preparano gli aromi per compiere gli atti di pietà per la sepoltura  e Maria sta, nel silenzio della fede e dell’amore …; Come in quel sabato, quasi  prolungato nel tempo, noi claustrali  siamo chiamate alla  bellezza di esistere per Dio, cercate e portate sul monte per una lunga vigilia silenziosa dell'evento della Risurrezione,  immerse quasi in una pausa del tempo, raccolte nel cuore di Maria, con la nostra vita azzima, povera per abitare la speranza.

Il nostro è un sabato esistenziale nel quale portiamo gli aromi della nostra attesa orante, per  far profumare d’immortalità le nostra mente e il nostro cuore, ed esprimere la certezza che Gesù è vivo, oggi, qui in monastero, in mezzo alle nostre povere persone tese a dare tutto e per sempre.

…  La nostra vita è un lungo sabato di purificazione nel quale facciamo con Cristo delle nostre piccole vite  un investimento di vita totale che vince, come la Risurrezione, ogni resistenza e ogni morte nella sua intera estensione

 La nostre vita in monastero è una di lunga sosta  presso il mistero della nostra redenzione, mistero di riconciliazione di Dio con l'uomo, con ognuna  di noi che oltrepassa la separazione del peccato.
La nostra vita monastica è un lungo giorno di veglia sul torpore delle astenie, delle paure, delle fatiche, proprie e altrui; come amiche e sorelle ci inginocchiamo all’altare della croce e stiamo, in compagnia di Maria, cerchiamo di condividerne i sentimenti, chiediamo di essere figlie per sempre, la invitiamo a stare nella famiglia umana, e la supplichiamo che ci insegni come stare presso Dio per il mondo.

lunedì 3 agosto 2015

L’essere umano ha bisogno di amare

… Tutto comincia da un tuffo nella propria interiorità, qualche attimo di attenzione spirituale, una zummata di vangelo sulla casualità” degli avvenimenti, una virata consapevole dei bisogni profondi verso orizzonti durevoli e scorgi un filo rosso, una forza, una direzione, un marchio d’Autore che mai si smentisce creando e ri-creando nell’amore. E’ come il sangue, come la linfa, come l’aria, fonte della vita e anelito del cuore umano, desiderio e fulcro di relazioni profonde, alimento di ogni passione e spinta per ogni scalata o corsa, oggetto di ogni meta.
… E ti accorgi che siamo impastati di Amore! Siamo fatti per l’Amore! Siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio Amore.
Ciò speiga perchè il cuore umano è impregnato del desderio di pienezza, di reciprocità, di completamento, di comunione e condivisione, di tenerezza.
Noi siamo fatti a immagine dell’Amore e il nostro cuore non è in pace se non riposa nell’amore.
In qualunque stato di vita, la persona cerca di gustare la gioia profonda dell’incontro di un tu dipsosto ad un noi generativo e fecondo, si tratti di rapporti di coppia, amicizia, parentali, o fosse anche la fusione con l’arte, la musica, la ricerca…..
L’uomo ha bisogno di amare e di essere amato e in questa dialettica vuole esprimersi, espandersi, rigenerarsi….
Nella vita consacrata l’avventura dell’amore nasce e si risolve in Colui che è l’Amore: Dio Trinità.
Avventura di divina seduzione grazie alla quale si scolora ogni fascino mondano e, costi quel che costi, tu senti il bisogno di appartenerGli, vivere in Lui, morire per Lui. Ogni sua proposta ti appare esigente ma ineludibile, a tratti inedita e misteriosamente iscritta da sempre tra le trame della tua storia, segnata da rinuncie per un centuplo quaggiù e la vita eterna, sempre in fieri, come Lui, dalla croce alla risurrezione.
La stessa avventura di quell’amore eterno narrato in ogni pagina della S Scrittura, quel susseguirsi ed espandersi dell’amore di Dio per la sua creatura, che si ripete e si rinnova oggi per me con lo stesso pathos, la stessa forza travolgente e consumante che infiammò la vicende dei Patriarchi, dei Profeti, di Davide, e poi con Gesù, dei discepoli, di Marta e Maria, di Paolo ecc.
Dice il profeta Osea: “Quando Israele era fanciullo, io lo amai […]. Io insegnai a Efraim a camminare, sorreggendolo per le braccia[…]. Io li attiravo con corde umane, con legami d’amore; ero per loro come chi solleva il giogo dalle mascelle, e porgevo loro dolcemente da mangiare […]. Come farei a lasciarti, o Efraim? […] Il mio cuore si commuove tutto dentro di me, tutte le mie compassioni si accendono.” (Os 11, 1-4).
O il profeta Isaia: “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il frutto delle sue viscere?” (Is 49, 15).
E Geremia: “Efraim è il figlio che amo, il mio bambino, il mio incanto! Ogni volta che lo riprendo mi ricordo di ciò, mi si commuovono le viscere e cedo alla compassione” (Ger 31, 20).
E il canto d’amore della Bibbia: “Forte come la morte è l’amore, le sue vampe sono vampe di fuoco” (cf Ct 8, 6),
Amore di desiderio e di scelta.
L’uomo desidera Dio, Dio desidera l’uomo, vuole e stima il suo amore, gioisce per esso “come gioisce lo sposo per la sposa” (Is 62,5)!
Vita consacarta: avventura di un amore forte e tanace come la morte, amore fedele, amore che le grandi acque non possono spegnere, amore che seduce, amore che educa, amore che perdona, amore che trascina sui sentieri della condivisione, della comunione, della grautuità, del dono di sè e che interpella ad una corrispondenza responsabile e totale :”mi ami tu più di costoro? Pasci le mie pecorelle “(Gv 21,15).
Dalla qualità della nostra risposta d’amore a questa domanda di Gesù dipende la bellezza e la pienezza della nostra vita consacrata ma è il suo amore che ci da la forza di un amore totale per Lui, un amore ardente che ci ” spinge” a mettere Lui sempre al primo posto, a cercare di piacerGli in ogni momento.a confrontare i nostri desideri con il suo desiderio. a vivere davanti a Lui come amico, confidente, sposo ed esserne felici, a sentire inquietudine al solo pensiero di stare un po’ lontane da Lui, ad essere piene di felicità quando siamo con Lui, a essere disposte a grandi sacrifici pur di non perderLo mai.
Amore che ci porta a preferire di vivere sconosciute come Lui ma con Lui, a desiderare di perdersi in Lui come unica meta dell’ esistenza, a supplicare continuamente l’aiuto dello Spirtio Santo per scegliere con coraggio, giorno dopo giorno di ripsondere con amore all’amore di Dio…..
“Se tacete, tacete per amore. Se parlate, parlate per amore. Se correggete, correggete per amore. Se perdonate, perdonate per amore. Sia sempre in voi la radice dell’amore, perché solo da questa radice può scaturire l’amore. Amate, e fate ciò che volete.
L’amore nelle avversità sopporta, nelle prosperità si modera, nelle sofferenze è forte, nelle opere buone è ilare, nelle tentazioni è sicuro, nell’ospitalità generoso, tra i veri fratelli lieto, tra i falsi paziente. E’ l’anima dei libri sacri, è virtù della profezia, è salvezza dei misteri, è forza della scienza, è frutto della fede, è ricchezza dei poveri, è vita di chi muore. L’amore è tutto.” (S Agostino)

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