Questo blog è gestito da un giovane fedele laico che desidera promuovere la spiritualità carmelitana. Le donne che desiderano contattare le Carmelitane di Cerreto di Sorano per chiedere informazioni sulla vocazione religiosa, possono scrivere al loro indirizzo: carmelitane@gmail.com

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lunedì 2 gennaio 2017

Vita monastica: un cammino di misericordia…

Post scritto da una monaca Carmelitana di Cerreto di Sorano.


Le più semplici circostanze del quotidiano, qualora siano anche ammantate di fragilità o miseria, ci possono permettere di sollevare i cuori nella lode e nel ringraziamento se vengono osservate con sguardo di fede e collocate nell’orizzonte della santità: “Siate santi perché io, il Signore vostro Dio sono santo” (Lv 19,2) Così procede il cammino monastico: dalla concretezza delle piccole cose dentro cui riconosciamo i moti dell’anima, le radici, mai del tutto estirpate, dei vizi che ammorbano il cuore e l’amor proprio che stenta a retrocedere anche quando la volontà, l’intelligenza, gli affetti, ammainano le loro bandiere arrendendosi all’amore di Dio. È il cammino faticoso ma fecondo dell’umiltà. Quasi come uno specchio, la vita di tutti i giorni, riflette al meglio le nostre imperfezioni mettendo a dura prova i primi fervori. Constatiamo, anzitutto, la nostra miseria ma anche come non sia sempre semplice declinare in termini di accoglienza, rispetto, pazienza, alcuni scambi interpersonali, tuttavia, proprio questa personale e altrui povertà, diventa fonte di rigenerazione e trasformazione interiore se la rigida presunzione di giustizia che caratterizza il nostro io ancora arroccato su se stesso, tende ad evolvere in invocazione e abbraccio di misericordia. È un lavorio spirituale e psicologico che ingloba una sana assunzione del proprio intero bagaglio personale e si sviluppa nell’alveo dell’incontro reale con lo sguardo di Gesù Uomo/Dio. Questo labor umilitatis costituisce una tappa decisiva del cammino monastico perché spinge verso quello che il salmo 51 al versetto 9 chiama “frantumazione del cuore”.  Di fronte alle fatiche, spossato dalle debolezze, sfinito dalle tentazioni, il cuore capitola in Dio, si arrende al lavoro della Grazia, si dispone alla sua azione trasformante. È una strada mai compiuta del tutto che- nel suo procedere- ci rende più vulnerabili ma anche più affidate, meno arroganti di fronte ai limiti altrui e positivamente braccate dalle nostre stesse povertà. È l’inevitabile notte della purificazione, direbbe Giovanni della Croce; è il luogo della tentazione sviscerata in seno alla stessa vita di tutti i giorni… che trova il suo sano e fruttuoso rimedio nell’abbandono in Dio… è il primo passo necessario per diventare contemplative: più il cuore si purifica più vede Dio; Beati i puri di cuore perché vedranno Dio (Mt 5,8)  In questo processo di purificazione, un ruolo fondamentale è giocato dalla dimensione comunitaria della nostra vita.  Crescere nella comune coscienza dei nostri limiti, delle nostre fatiche, delle nostre fragilità che ci portano a umiliarci le une davanti alle altre, accresce la compassione reciproca e ci educa alla pazienza, alla tolleranza, all’umiltà, alla carità vicendevole. Il clima comunitario -ogni giorno consapevolmente reinnestato nel tronco della misericordia- favorisce il cammino di maturazione umana e spirituale di ciascuna; aiuta a riconoscere nelle proprie debolezze non un pericolo quanto una possibilità di entrare in contatto con Dio; porta a cercare la Sua destra proprio negli angoli di quelle miserie che neppure pensavamo di possedere: “Poiché non con la spada conquistarono la terra, né fu il loro braccio a salvarli; ma il tuo braccio e la tua destra e la luce del tuo volto, perché tu li amavi” (sl 43, 4); orienta la vita individuale a un volere plurale che, proprio perché si ammette di non avere niente di proprio e  si riconosce di non potere nulla da sole,  può aprire all’accoglienza sincera, profonda, santificatrice di Dio.

Nell’aridità e nel vuoto l’anima diventa umile. L’orgoglio di un tempo sparisce quando in se stessi non si trova più nulla che dia l’autorizzazione a guardare gli altri dall’alto in basso. (Edith Stein. Teresa Benedetta della Croce - Carmelitana Scalza).

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